L'inerzia non è cambiata, ben oltre le qualità tecniche servono quelle del carattere
Dopo 25 partite il Verona è la squadra con la peggior differenza reti del campionato (-24) e il più alto numero di sconfitte: 14. E, come è purtroppo noto, l'ultima in classifica, la maglia nera, ieri grottescamente indossata al Tardini.
L'inerzia non è cambiata con l'arrivo di Paolo Sammarco che con Pisa e Parma ha raggranellato solo un punto. L'avvio di gara di ieri aveva già detto tutto. Parma all'assalto e in rete subito, buonanotte. Pairetto ci ha messo del suo in vari episodi, ma mandare l'arbitro (eufemisticamente) a quel paese non è proprio una mossa furba, messa com'è la squadra, e quello ha applicato il regolamento, mai come quest'anno interpretato, da una classe arbitrale più che scadente, nelle più svariate maniere sui campi di A.
Campi che il Verona, così com'è, si appresta a salutare. La scelta di dare l'incarico all'allenatore della Primavera (ottima persona e brillante tecnico in Under 20) e della successiva chiamata di Pavanel a dar manforte è da mani nei capelli e fa quasi tenerezza. Si nota subito l'efficacia o meno di un cambio: reazione nervosa, capacità di tirar fuori quello che non c'era, ben oltre le qualità tecniche servono quelle del carattere. Nulla di tutto ciò, l'Hellas è rimasto tremebondo alla vecchia maniera zanettiana, arroccato in difesa, col terrore di prendere il gol. Con l'unico vero contropiedista pericoloso, peraltro, che non c'è più. A Parma anche in 10 si doveva fare molto di più, era la situazione quasi disperata a imporlo. Invece un solo tiro in porta, quello del rigore.
In questa situazione il Verona dovrà arrivare in fondo, ora andando a cercare di recuperare punti contro squadre che giocano un altro campionato a cominciare da Reggio Emilia dove il Sassuolo di Fabio Grosso di calcio se ne intende.
Con Pisa e Parma, due modeste squadre che hanno però mostrato molta più voglia di vincere, sono state gettate le ultime due occasioni "alla portata". Ma alla portata di questo Verona, oggettivamente, non sembra esserci più nessuno. Si è sbagliato tutto: allenatore iniziale, campagna acquisti, tempismo nel cambio in panchina non voluto fino al punto di quasi non ritorno. Un suicidio assistito, un'agghiacciante somma di errori da inadeguati alla massima serie. Restano 13 partite per dimostrare il contrario.
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