hellas1903 mondoverona Le origini del Verona calcio: perché si chiama Hellas?

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Le origini del Verona calcio: perché si chiama Hellas?

Redazione Hellas1903
Non tutti lo sanno, ma una delle squadre storiche del calcio italiano è nata tra i banchi scolastici e i libri di testo. Era infatti l’ottobre del 1903 quando, tra le aule del liceo classico Scipione Maffei di Verona, il professor Decio...

Non tutti lo sanno, ma una delle squadre storiche del calcio italiano è nata tra i banchi scolastici e i libri di testo. Era infatti l'ottobre del 1903 quando, tra le aule del liceo classico Scipione Maffei di Verona, il professor Decio Corubolo, insegnante di greco, propose ai suoi studenti di fondare un club calcistico.

Il nome scelto fu Hellas, in omaggio all'antica Grecia, quella che lui insegnava ogni giorno. Il fondo iniziale della società ammontava invece a sole 32 lire, raccolte tra gli studenti. Nessuna trattativa di mercato, nessun procuratore. Al loro posto, solo dei giovani ragazzi appassionati e un professore che aveva capito che il football stava cambiando il mondo.

Nei primissimi anni di vita il club non disputò nemmeno gare ufficiali, limitandosi ad amichevoli cittadine contro rivali locali come la Bentegodi e l'Enotria. Un inizio quasi invisibile, per una squadra che invece avrebbe poi scritto pagine indelebili nella storia del calcio italiano.

La leggenda di Garella

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Tra le tante curiosità che colorano la storia gialloblù, una delle più affascinanti riguarda sicuramente Nello Garella, il portiere dello scudetto 1984-85, soprannominato Garellik per la sua tecnica tutt'altro che ortodossa. Per i critici, Garella pareva non sapere usare le mani: i suoi interventi erano goffi… eppure funzionavano sempre.

Racconta la leggenda che i tifosi avversari ridessero di lui, e che quelli del Verona lo adorassero proprio per questo. Osvaldo Bagnoli, il tecnico dello scudetto, lo difendeva sempre: "Garella prende pochi gol, e questo è l'unico dato che conta". Difficile dargli torto, visto il finale di quella stagione straordinaria.

Piccola curiosità: la dirigenza della Roma lo portò addirittura in trasferta come portafortuna durante una partita decisiva per il loro scudetto del 1983, a riprova di quanto la sua figura avesse già assunto un alone quasi mitologico nel mondo del calcio italiano.

Uno scudetto inatteso

Luca Toni e i record

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Non tutti i grandi capitoli si scrivono da giovani. Luca Toni arrivò a Verona sul finire della sua carriera e ne divenne il simbolo più prolifico. In tre stagioni tra il 2013 e il 2016, l'attaccante realizzò 51 gol in 100 presenze, diventando il miglior marcatore della storia del club in Serie A con 48 reti.

Nel 2015, a quasi 38 anni, vinse addirittura la classifica cannonieri del campionato con 22 gol: il primo e unico giocatore nella storia dell'Hellas a fregiarsi di quel titolo. Prima di lui, il recordman assoluto di presenze in maglia gialloblù era stato Luigi Bernardi, con 337 partite disputate negli anni Venti e Trenta.

Il Bentegodi: uno stadio nato per tutt'altro

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Tra le altre curiosità che riguardano il Verona c’è anche quella dello stadio Marcantonio Bentegodi, casa dell'Hellas da decenni, che porta il nome di un nobile veronese vissuto nel Cinquecento, mecenate e appassionato di sport. Pochi però sanno che l'impianto, nella sua versione originale degli anni Trenta, fu concepito inizialmente per l'atletica e il ciclismo, e solo in un secondo momento adattato al calcio.

Il Verona, poi, non vi approdò nemmeno subito: fino al 1933 la squadra continuò a giocare nel proprio campo in Borgo Venezia, prima di trovare l'accordo con il comune per trasferirsi nel nuovo impianto. Vale la pena ricordare che nella città di Verona a Marcantonio Bentegodi sono stati dedicati non solo due stadi - il vecchio, demolito nel 1963, e quello attuale - ma anche una via e una scuola elementare: un omaggio che racconta quanto sia stato mantenuto vivo il suo ricordo, divenuto un elemento identitario della città.