Hellas 1903 News Compagnon: "Spero di restare al Verona il più a lungo possibile, ci vediamo al Bentegodi"

Compagnon: "Spero di restare al Verona il più a lungo possibile, ci vediamo al Bentegodi"

Redazione Hellas1903
L'esterno d'attacco si presenta: "Ho avuto ottime sensazioni sia per la piazza sia per la squadra"

Mattia Compagnon, nuovo esterno d'attacco del Verona, si presenta in un video di Hellas Studios. Queste le sue parole:

Quali sono state le tue prime sensazioni al momento dell’arrivo e come ti stai trovando in questi primi giorni con il tuo nuovo gruppo? "Ho avuto ottime sensazioni, sicuramente, sia per la piazza sia per la squadra. Sono molto contento di aver trovato un gruppo del genere, molto positivo".

Perché hai scelto l’Hellas Verona in questo momento della tua carriera? Che cosa ti aspetti da questa nuova avventura? "Penso che sia una domanda facile a cui rispondere, perché, appena si è presentata questa opportunità, non ho esitato un solo momento ad accettarla. Che cosa mi aspetto? Spero di rimanere qui il più a lungo possibile".

Tra i tuoi nuovi compagni c’è una tua vecchia conoscenza, Seid Korac, con cui hai condiviso la promozione a Venezia. Ci racconti qualcosa di Seid, che anche noi stiamo iniziando a conoscere in queste settimane? "Seid è, prima di tutto, un grande calciatore: a me piace molto. Anche come persona è un ragazzo d’oro, sempre sorridente e simpatico. In un anno ha imparato subito l’italiano, quindi adesso è anche bello poter scherzare insieme. Quando mi ha visto era molto contento e, prima del mio arrivo qui, mi aveva scritto tre o quattro volte".

Facciamo un passo indietro. A 18 anni hai lasciato il Settore Giovanile dell’Udinese, dove probabilmente ti sentivi a casa, per iniziare la tua carriera tra i professionisti al Potenza. Quali sono le prime lezioni che hai imparato nel calcio dei grandi? "Sono uscito dalla Primavera dell’Udinese, dopo aver svolto tutto il Settore Giovanile lì a Udine. Ero nella mia comfort zone, però, quando si è presentata questa opportunità, ho parlato sia con il mister sia con il direttore e ho deciso di accettare questa sfida. Anche a Potenza mi sono trovato molto bene, sono stato davvero benissimo e posso solo ringraziare. In generale, in ogni squadra in cui sono stato mi sono sempre trovato bene: sono una persona umile, che cerca di adattarsi. A Potenza ho imparato soprattutto la differenza tra il campionato Primavera, e più in generale il Settore Giovanile, e la realtà del calcio professionistico. Era una realtà più piccola e il nostro obiettivo principale era la salvezza. La cosa più importante era pensare partita dopo partita e dare sempre il massimo per cercare di conquistare più punti possibili e raggiungere l’obiettivo".

Se oggi potessi mandare un messaggio di una sola riga, con poche parole, al Mattia del 2020, prima di quella partenza, sapendo tutto quello che è successo dopo, che cosa gli scriveresti? "Sono sempre stato molto sicuro delle mie qualità, però oggi gli direi di crederci sempre, di dare il massimo e di rimanere umile e con i piedi per terra".

C’è un compagno incontrato in una delle varie tappe della tua carriera che consideri ancora oggi un vero amico e con cui ti senti anche fuori dal calcio? "Come ho detto prima, mi sono sempre trovato bene in tutte le squadre in cui ho giocato. Ho conosciuto bellissime persone e, per questo, non saprei indicare un solo nome: ce ne sono diverse con cui mi sento ancora spesso".

C’è invece un allenatore, una frase, un concetto o un pensiero di un allenatore che ancora oggi, ogni tanto, ti torna in mente? "Ho imparato qualcosa da tutti gli allenatori che ho avuto e ho cercato di mettere in pratica tutti i loro insegnamenti. Non c’è una frase in particolare che mi torna in mente, però la cosa più importante rimane sempre quella di dare il massimo".

Qual è la fotografia della tua carriera che ti resta incorniciata e perché? Possono essere anche due. "La fotografia che mi rende più orgoglioso è quella che ho scattato l’anno scorso, dopo aver vinto il campionato, insieme alla mia ragazza e alla mia famiglia. Sono le persone che mi hanno visto partire da zero, che hanno sempre creduto in me e mi hanno sempre stimolato. Per questo rappresenta il momento più bello che ho vissuto e per me è motivo di grandissimo orgoglio".

Se potessi rivivere una sola partita che hai giocato, che sia la migliore oppure una giocata male che vorresti rigiocare proprio per quel motivo, quale sceglieresti e perché? "Una delle partite che mi ha dato di più negli ultimi anni è stata l’ultima dello scorso campionato contro il Palermo. Come per la fotografia di cui parlavo prima, anche in quell’occasione c’era tutta la mia famiglia. Segnare un gol all’ultimo minuto davanti alle persone che amo e che hanno sempre creduto in me, in ogni momento, è stata una grandissima soddisfazione".

Ripercorriamo il periodo che hai vissuto alla Juventus, dove ti sei trovato ad allenarti con dei grandi campioni. Cosa ti ha lasciato di più quell'esperienza, dal punto di vista calcistico ma soprattutto umano? "È stato davvero un bellissimo periodo, perché alla Juventus c’erano giocatori come Chiellini, Bonucci, Dybala, Morata e Vlahovic. La Juventus, però, oltre all’aspetto calcistico, ti insegna soprattutto la professionalità e il modo di comportarti. Ti fa sentire già uomo quando sei ancora un ragazzino".

Eri in mezzo a tanti campioni: ci fai il nome di uno o due nomi di giocatori che, per un motivo specifico, ti hanno particolarmente impressionato? "Quello che mi ha impressionato più di tutti è Dybala. Rimanevo sempre a bocca aperta a guardarlo, osservando ciò che riusciva a fare in campo e soprattutto la semplicità con cui lo faceva. Per me è sicuramente lui".

Forse un piccolo rimpianto di quel periodo alla Juventus è non essere riuscito ad allenarti con Cristiano Ronaldo in Prima squadra. Sappiamo che è il tuo idolo: che cosa ha significato per te? "Cristiano Ronaldo è il mio idolo fin da quando ero bambino. Essere arrivato alla Juventus quando lui era ancora lì e non aver avuto la possibilità di allenarmi insieme a lui è stato l’unico rimpianto di quel periodo".

In carriera hai ricoperto più ruoli, principalmente dalla trequarti in su. C'è una posizione nella quale senti di riuscire a esprimere davvero il miglior Compagnon oppure ti piace svariare? "Fin da piccolo il mio ruolo naturale è quello di esterno alto, anche se negli ultimi anni ho ricoperto diverse posizioni. Mi considero un giocatore duttile e cerco sempre di mettermi a disposizione del mister e della squadra. Il ruolo che preferisco, però, rimane quello di esterno alto".

A proposito del ruolo di esterno alto, per te è indifferente giocare a destra o a sinistra? Qual è la differenza per un giocatore come te tra partire da una fascia oppure dall’altra? "Ho sempre giocato anche a sinistra, però preferisco partire da destra, perché posso rientrare per andare al tiro o al cross, oppure andare sul fondo con il destro. A sinistra per me è un po’ più difficile, ma posso comunque ricoprire quel ruolo e mi trovo bene anche da quella parte".

Se dovessi definire il tuo calcio con tre parole per raccontarti ai tifosi gialloblù, quali sceglieresti? "Mi considero un giocatore tecnico, a cui piace molto l’uno contro uno e cercare spesso la conclusione".

Che messaggio vuoi mandare ai tuoi nuovi tifosi, magari in dialetto? "Dai butei, che se vedemo al Bentegodi!"