HELLAS IRRICONOSCIBILE, IL GOL ARRIVA NEL FINALE
Ahia che botta. Diciamolo subito, il Chievo ha meritato la vittoria nella partita che mancava da 11 anni.
La squadra della Diga ha giocato meglio in un derby bruttino povero di emozioni e ricco di tatticismi, e porta a casa tre punti importantissimi. Si ferma, così, bruscamente, e nel modo peggiore, la cavalcata casalinga del Verona dopo 7 vittorie consecutive.
Niente drammi, ma nemmeno prosciutto sugli occhi. Il Verona è stato irriconoscibile, mai veramente pericoloso. Il Chievo, invece, più solido, ha fatto la sua gara difensiva, poi, dopo un secondo tempo nel quale si è reso pericoloso più dell'Hellas, è stato spietato nel finale, quando Lazarevic ha castigato Mandorlini e i suoi.
Il calcio riserva gioie ed amarezze, e per il Verona questa è una pastiglia al fiele.
Mandorlini manda in campo una difesa rinnovata, affidandosi a Romulo, Moras, Maietta e Albertazzi (non ci sono Cacciatore e Agostini), in mezzo a Jorginho, Donati e Hallfredsson, in avanti a Gomez, Toni e Iturbe.
Corini si copre rinunciando a Paloschi. In avanti c’è il solo Thereau.
La gara inizia col brivido per l’Hellas. Schema Chievo con palla da fermo a Dramè che taglia un bel cross dal centrosinistra. Cesar irrompe e da un passo e la caccia dentro. Guida annulla per fuorigioco ma le riprese tv dicono che lo sloveno era in linea.
Nel primi minuti si evidenzia il leit motiv della partita: Chievo dietro, a coprire (bene) con un 4-5-1. Il Verona è chiamato a costruire gioco, cercando soprattutto Toni e Iturbe che parte a destra. Il terreno è scivoloso e rende difficile il controllo della palla. Il Chievo cerca molto Sestu, che è in vena. Si perde, però negli ultimi 20 metri, non riuscendo a incidere. L’Hellas fatica a trovare varchi, è imbrigliato. Gomez non si vede, Jorginho viene arginato, su Toni sono minimo in due.
Il primo tempo si imbruttisce sempre più. Buono per gli amanti della tattica, non per lo spettacolo. I portieri restano, infatti, inoperosi. Sta all’Hellas accelerare, il Chievo mica ha fretta, e, anzi, riesce a giocare meglio. Il duplice fischio non lascia nulla da ricordare.
Ripresa, l’Hellas certa l’accelerata. Hallfredsson si sgancia in verticale. Si alzano Romulo e Albertazzi. Iturbe prova seminare il panico. Il Chievo incassa le avanzate senza troppo rischiare. Il Verona pare crederci, sostenuto dall’incessante tifo. Al 13’ entrano Martinho e Cacciatore al posto di Gomez e Donati. Torna il Verona di sempre, con Cacciatore terzino e Romulo interno a centrocampo. In effetti l’assetto iniziale con Romulo terzino non aveva prodotto nulla di buono.
Tuttavia è il Chievo a prendere in mano la gara. Al 16’ Thereau si mangia il gol in contropiede calciando debolmente a lato e peccando di egoismo. Buon per l’Hellas, che però fatica molto a trovare spazi e giocate, ed è alquanto impreciso, mentre Toni non ha un pallone giocabile.
24’: Hetemaj scaglia un tiro dai 22 metri, rimpallo e palombella insidiosissima che Rafael fa bene a spegnere in corner. Rafael è decisivo anche tre minuti dopo. Dopo una bella azione Radovanovic si libera e va di esterno destro. Il portiere gialloblù devia ancora quel tanto che basta. Corini ci crede e Toglie Estigarribia per mettere Paloschi. 39’ Radovanovic, ancora, tira rasoterra, Rafael c’è.
Mandorlini rischia tutto, togliendo Albertazzi per Jankovic negli ultimi 4 minuti. Nulla, Toni si impantana. Poi Lazarevic, con difesa Hellas perforata a destra, raccoglie e insacca, e non c’è più tempo per recuperare.
ANDREA SPIAZZI
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