Sogni europei, Mandorlini e Sogliano. Il domani di un Verona che può diventare grande

 

Il Verona è salvo, il futuro è adesso. A 40 punti, l’Hellas può pensare a che cosa fare da grande. Con Setti e Sogliano al timone, questo club è risalito in A (e questo è un fatto non raro nella storia gialloblù) e c’è rimasto (meno frequente). C’è riuscito con Andrea Mandorlini in panchina. Tra più di qualche scossone l’anno passato, saldamente in questa stagione, al netto di un rapporto diverso con la dirigenza e di una maggiore flessibilità. Se vogliamo, senza forse, di un’attenzione comportamentale diversa e migliore. Detto questo, a mancare non sono mai stati i risultati. Tempo di domande, dunque.

 

La prima vale per l’immediato. Ovvero, l’Hellas può dirsi appagato di quanto ottenuto e impiegare le prossime dodici gare per giocare semplicemente con la testa sgombra, testando, magari, chi ha avuto meno spazio, da Sala all’ultimo arrivato Pillud, facendo crescere Cirigliano e offrendo altre occasioni a Rabusic? Oppure è doveroso rincorrere l’Europa, perché una chance di questo tipo, con alcune big, su tutte il Milan, in affanno come non mai, mentre l’Inter non è affatto impeccabile e, a guardar bene, pure la Fiorentina è poco distante? La nostra risposta sta in quanto ci ha riferito alcuni mesi fa Pierino Fanna, parlando dell’annata 1982-83. Anche allora, Verona neopromosso, salvo con enorme anticipo. Poi, un calo. Ricorda il Turbo: “Perdemmo alcune partite in maniera evitabile. E Osvaldo Bagnoli, negli spogliatoi, montò su tutte le furie. Mai l’ho visto così arrabbiato: dovevamo tornare ad essere quelli di prima, non si doveva mollare. Alla fine fummo quarti e ci qualificammo alla Coppa Uefa”.

 

Domanda numero due: Mandorlini  va o resta? Troppo presto per parlarne, suggeriscono dalla regia, ma preferiamo recitare a soggetto. Dunque, se mesi fa Urbano Cairo ha annunciato che intorno a Giampiero Ventura sarà costruito il Torino che sarà, non si capisce perché ci sia da attendere a lungo per l’okay al rinnovo del tecnico che – e lo scriviamo noi, che non gli abbiamo risparmiato le critiche per scelte e atteggiamenti, e neppure gliele sconteremo un domani, se necessario – ha portato sempre a termine la mission che gli era stata data: promozione in B, salvezza tra i cadetti, con la A sfiorata a suon di record, promozione in A, salvezza in A. Secondo logica aziendale, dovrebbe scattare la firma (anzi: già si sarebbe in ritardo). Se non è un problema di soldi e se le visioni tecniche di allenatore e dirigenza coincidono, la risposta non può che essere ovvia.

 

Terza domanda: Sean Sogliano. Ed è la questione più importante. Perché il Direttore è l’anima di questo Verona. Nella “crescita” dello stesso Mandorlini c’è il suo copyright: ne ha alleggerito la posizione, troppo esposta quanto a responsabilità, e ha preso in carico, insieme allo sviluppo del mercato (Romulo e Iturbe, che botti: se resteranno sarà super Hellas, se verranno ceduti rideranno le casse di via Belgio, ed è così che funziona il calcio adesso), i compiti di fare da cuscinetto per qualsiasi tensione da spogliatoio. Manager intuitivo e con una prospettiva da big. Ha impostato una rete di osservatori internazionale, scova talenti e spende poco, valorizzando molto. Chanturia, Maksimovic, Ionita sono mosse già delineate, quando non ufficiali. Un commiato dal Verona per accettare la corte del Milan sarebbe, per l’Hellas, come perdere un centravanti da 25 gol a stagione. Un concetto che ripetiamo sempre è questo: nessuno è insostituibile, ma qualcuno lo è più degi altri. E, in questa fase storica, il Verona non può prescindere da Sogliano.

 

MATTEO FONTANA 

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