Hellas di talento con tante risorse. Che vanno sfruttate

Ci vorrebbe la DeLorean di Doc Brown. Bisognerebbe essere Marty McFly, accendere il motore e filare fino a 88 miglia all’ora. Catapultarsi nel 2004. Beh, sì, perché un Verona così, andando indietro di dieci anni, potrebbe essere una squadra da scudetto, e almeno da quarti di finale di Champions League. Luca Toni, Rafa Marquez, Javier Saviola: l’allegria non viene dai giovani. Ma, francamente, poco ce ne importa. Voto al mercato dell’Hellas? Il nostro è un 7 meno, con quella sottile diminuzione nel giudizio che è dovuta a due aspetti. Il primo, l’assenza di un vice Toni puro (e quindi che gli dei del calcio preservino la buona salute del totemico centravanti appenninico): la beffarda conclusione del caso Paulinho non è irrilevante. E Nenè è una tipologia di punta differente. Il secondo, la copertura della fascia destra in difesa. Martic è giocatore scrupoloso, ma dietro di lui, salvo adattare Sala o proporre Sorensen, per stazza destinato a soffrire se contrapposto a dei brevilinei, il che potrebbe essere un guaio, non c’è molto.
 
 
Quel che rimane, invece, sono appunti largamente favorevoli in entrata e in uscita. Il Verona chiude con un largo attivo, superiore ai 6 milioni, la sessione estiva. Ha monetizzato con le cessioni di Iturbe e Romulo. Marquez e Saviola sono due mostri sacri costati in pratica un milione di euro. Affari d’oro per il marketing, tra magliette e visibilità internazionale. Quanto alle qualità che recano con sé, al di là dell’età non di primo pelo, la prova del campo sarà sovrana. Intanto, a Bergamo, Rafa ha fatto capire ai duri d’orecchi perché, ancora adesso, sia el Kaiser. Mentre el Conejo è sempre un match winner. Lo si dà in fase calante, considerato che proviene dal campionato greco, ma siamo sicuri che la Serie A italiana sia una lega così competitiva? A noi pare che sia uno dei tornei più scassati d’Europa. E un Saviola in forma lo può mettere a soqquadro, se impiegato secondo le sue caratteristiche, che non sono quelle di un Juanito Gomez, né, ancor di meno, di Iturbe, eterno convitato di pietra da esorcizzare da tutti i ragionamenti futuri.
 
 
Sarà un Verona di talento. A cui non manca nulla per stupire. Un Verona in cui le risorse sono numerose. Urge sfruttarle nella loro pienezza.
 
MATTEO FONTANA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua la lettura