Istantanee da Lecce, testate da caprone e splendide deviazioni. E il Verona va
L'esecrabile gesto da caprone alfa di Roberto D'Aversa, che dovrebbe ritirarsi dal mondo dello sport dopo quel che ha fatto, cercando poi pure di giustificarsi balbettando balle e rendendosi ridicolo ignorando che le immagini nel 2024 arrivano ancora prima, ormai, della realtà, rischia di essere l'istantanea che più avremo impressa nella memoria dopo Lecce-Verona.
Ma come non adorare il flash del tiro di Apollo Creed (pace all'anima di Carl Weathers) Folorunsho con l'impennata in direzione opposta della palla dovuta alla deviazione di Federico Baschirotto nato a Isola della Scala. Quel tallone-gamba così determinante da far mettere in tasca al Verona copiose speranze di salvezza. Un po' come la ciabattata di Swiderski col Sassuolo: son gol da puntoni impressionanti, arrivati in maniera fortunosa ma meritata, conquistati, con le battaglie sporche e cattive vinte in quelle zone dove tutto ribolle e dove la puzza di zolfo dell'inferno retrocessione è tanto forte, dal truppone di coscritti gialloblù guidati da Marco Aurelio Antonino Baroni, imperatore e filosofo di questo Verona.
Il guizzo festante di Maurizio Setti che salta dalla sedia è un'altra fotografia della giornata. Per lui, che non parla da tempi immemori nonostante quello che è accaduto negli ultimi mesi, la salvezza quest'anno è più che mai determinante per le sorti della società. "Accontentiamoci" dunque della sua maschera da Buster Keaton e dei suoi guizzi, che spiegano almeno in qualche modo i suoi stati d'animo.
Spartacus Henry. Per trattenerlo ce ne sono voluti due o tre, mentre D'Avesa se la svignava quatto quatto dopo il fattaccio. Urla, improperi e il tentativo di liberarsi dalle catene, riuscito, del gigante francese che tendeva i muscoli, per poi essere ripreso e guidato dagli impalliditi aiutanti verso l'uscita. Come non capirlo.
Benedette le riprese tv dunque, anche D'Aversa da ieri ne conosce l'esistenza.
PS: come ultima foto vi regaliamo il nudo con tattoo di Tomas Susina Suslov, funambolico furetto e anima di questo Verona da battaglia.
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