Credere nella salvezza del Verona è un esercizio statistico, ma un Hellas così può sperare soltanto nella rotondità del pallone
Credere nella salvezza del Verona inizia ad essere un viaggio mistico, senza voler essere irriverenti. Ci sono i numeri che tengono vive le speranze gialloblù (già, ma fino a quando?), c’è il rendimento dell’Hellas a spegnerle. Subito si dirà: a Bologna ci stava il pareggio. Certo, ma bisogna saper fare gol, cosa che è suppergiù una chimera per una squadra che, tolto il rigore trasformato da Romulo con il Cagliari, è a secco da più di un mese.
Numeri, si diceva. Allora tiriamo fuori anche quelli di questa partita che il Verona avrebbe dovuto chiudere con un risultato positivo, magari un 1-1 di riffa e di raffa. Tiri totali del Bologna 13. Per l’Hellas, 6. Di questi, in porta, 7 per i rossoblù e uno (lo scriviamo in lettere, giusto per non equivocare) per la formazione di Fabio Pecchia. Stiamo parlando del tentativo di Lee all’87’.
Pur non avendo mai amato la matematica, e nonostante le disavventure liceali tra teoremi, equazioni e logaritmi, aspettiamo smentite a questo assioma. Ovvero, non si vuol essere lapalissiani, ma non si vede il modo in cui l’Hellas possa salvarsi. Dopo c’è quella massima eterna che vale sempre: la palla è rotonda. Ci si affidi, quindi, alla saggezza popolare, perché non rimane molto altro cui aggrapparsi.
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