"Per sempre sarà"! Ciao Osvaldo Bagnoli, Verona ti piange e ti dice un grazie immenso
Resto paralizzato davanti al pc, mentre Matteo mi passa la notizia. Tre parole, sufficienti. Non serve aggiungere altro. Il Mister non c’è più.
Da alcuni anni Osvaldo Bagnoli soffriva di una malattia che gli aveva annebbiato, sempre più, la mente. Quella mente geniale che ha dato tanto al calcio e che ha scelto Verona come palcoscenico della sua più alta espressione. In tanti lo sapevano, nessuno, per doveroso rispetto, ne ha mai dato notizia, lasciando trascorrere a lui e alla sua famiglia, il tempo nella maniera più serena possibile, compatibilmente col dolore che questa prova aveva loro portato.
Nelle ultime settimane il Mister era stato trasferito in una RSA. Tanta la fatica di Rosanna, la moglie, in questi anni nello stargli accanto, aiutata da un’agenzia che lo seguiva in tutte le sue necessità. Una donna che è stata per lui una roccia, la stella polare, e la ragione prima per cui scelse, nel 1981, di allenare il Verona, dopo esserne stato un ottimo calciatore alla fine degli anni ‘50.
Fino a qualche mese fa lo vedevo, abitandogli vicino, accompagnato da un’altra persona, mano nella mano passeggiare con Monica, la figlia più giovane, come spesso, nella vita, prima del suo annebbiamento, amava fare. Sapevo che forse non potevano più comunicare con chiarezza, data la situazione di lui. Ma quelle mani intrecciate indicavano che l’amore supera tutto, e che è eterno.
La nostra reazione, questo paralizzarsi alla notizia della sua scomparsa, è quella di chiunque sia nato prima del 1980. Da bambino, o forse già da grandicello, ha visto la sua città sul tetto del mondo grazie, soprattutto, a lui. Questo sentiremo ora, innanzitutto, dalle parole dei suoi magici calciatori scudettati, ma anche da quelli precedenti all’85’, e da quelli successivi. Per molti di loro è stato anche padre, oltre che allenatore. L’artefice non solo di uno scudetto che veniva da un calcio magnifico praticato fin dal suo arrivo in città, ma di un sentimento di orgoglio cittadino collettivo che permane, che oggi si eleva ancor più, che resterà immutato.
Scorreranno, giustamente, fiumi di parole. Oggi ognuno di noi che l’ha conosciuto sul campo sarà travolto dal riemergere di quelle emozioni uniche, impossibili da ripetersi. Per questo marchiate ancor più nell’animo. Ognuno di noi ha un ricordo personale di lui.
Dopo averle porte alla moglie Rosanna e alle figlie Francesca e Monica, con tutto il cuore, facciamoci tutti le condoglianze, siamo tutti in lutto, un pezzo di noi se ne va. Verona è in lutto, e ora la città si prepara a omaggiare un suo cittadino gigantesco. Che tanto, tantissimo, nella sua riservatezza e poca voglia di apparire, le ha dato. Mister e maestro, mago e schivo, condottiero irraggiungibile.
Riposa finalmente in pace Osvaldo, e un grazie immenso per quelle emozioni che hanno segnato la nostra vita rendendocela bellissima. “Ci sentiremo grandi e per sempre sarà”! Stanne certo.
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