Qualità della rosa, carattere, idee chiare: l'Hellas può provare a sognare

 

Stanno ben attenti, nella sede del Verona, a non alzare l’asticella delle ambizioni. Legittimo e corretto che sia così. L’obiettivo, ribadito tra l’altro da Andrea Mandorlini, anche dopo la partita tumultuosa con la Juventus, è quota 40, per una salvezza che rappresenterebbe (ma usiamo l’indicativo presente, meglio: rappresenta) il raggiungimento del traguardo posto ad inizio stagione. Ne scrivemmo ad agosto: “All’ultimo giornata, all’ultimo minuto. Possibilmente su rigore”. Non ci sarà bisogno di questi presupposti per cogliere un risultato che è motivo d’eccellenza per la storia dell’Hellas.

 

Sì, non confondiamoci. Per il Verona post-anni ’80 restare in A è stato spesso un sogno. Cesare Prandelli riuscì nell’impresa. Nel campionato seguente, ci vollero i buoni uffici del calendario prima e poi la follia del doppio spareggio con la Reggina per evitare la caduta. Avvenuta, invece, nel 2002, e da allora l’Hellas si è disperso nelle periferie del pallone. Detto questo, non può e non deve essere “reato” pensare ad un Verona in grado di cercare un posto in Europa. Lo suggeriscono monumenti del calcio gialloblù che hanno costruito la leggenda di questo club. Nico Penzo, Piero Fanna. Osvaldo Bagnoli. Parlando con loro, nessun equivoco: “Da allenatore percepisci quando un’annata può essere quella giusta. Non ti esponi, non ci pensi, ma sotto sotto ci credi”, confidava in questi giorni Zaso.

 

E d’altronde la qualità del Verona, nel contesto di una Serie A francamente modesta, spicca. Iturbe, Romulo, un Toni che così non ce lo si ricordava dall’epifania di Luca, tra Palermo, Firenze e Monaco di Baviera. Via Jorginho, puoi lanciare Cirigliano, che dovrà maturare, ma è giocatore dai piedi fini. Sul mercato, Sean Sogliano, il manager che ha costruito questo miracolo, a gennaio ha preso Marquinho, Pillud e Rabusic: una certezza il primo, ben più che due scommesse gli altri due, visto che uno era terzino titolare in un club prestigioso come il Racing Avellaneda, in Argentina, e che l’altro è nazionale ceco e l’Europa League l’ha visitata con successo, chiederne conto all’Udinese, con lo Slovan Liberec.

 

La citazione manzoniana “Adelante, con juicio” è quantomeno necessaria.  E questo Verona è già da 8 in pagella. Mancano molte partite, tutto può ancora accadere. L’Hellas si è spinto così in alto, a partire dalla scorsa B, grazie ad idee ambiziose, realizzate, va segnalato, in più settori, compreso quello del marketing e del merchandising, risorse fondamentali nel calcio business di oggi. Maurizio Setti, che è un self made man, sa bene come si fa. E Marquinho, presentandosi la settimana scorsa, ha detto: “Voglio aiutare il Verona ad arrivare in Europa”. Sognare non costa nulla. Se lo si fa con le scarpe zavorrate con il piombo, ancora di meno.

 

MATTEO FONTANA

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