Le risposte devono arrivare dal mercato

Le risposte devono arrivare dal mercato

Le scelte di Pecchia non convincono, ma per migliorarle serve completare la rosa

2 commenti

Il guaio della partita persa dal Verona con il Napoli è che ci si è fermati a guardare il dito e non la luna. Comprensibilmente, sia chiaro. La scelta di Fabio Pecchia di lasciare fuori Giampaolo Pazzini è stata discutibile. Più che sul piano tattico – legittima l’idea del tecnico di avere maggiore velocità davanti, teorema comunque indimostrabile –, l’errore è stato emotivo. Escludere il capitano, il leader della squadra, il simbolo del riscatto gialloblù, significa esporsi al vento della critica. Cosa che fa parte del ruolo dell’allenatore (che per questo viene pagato, anche) ma che non giova agli equilibri che spesso determinano l’umore di un ambiente, sia all’interno che all’esterno.

Non ci interessa entrare nel merito degli attacchi via social. Ieri c’è toccato vedere persino una schermata con una presunta dichiarazione di Pecchia che avrebbe sostenuto di aver rischiato di esultare al primo gol del Napoli: di fake news è pieno il mondo, ed è per questo che, al di là del calcio, si va di male in peggio. Il problema è che c’è chi ci abbocca e offende non soltanto gli altri, ma pure se stesso. Piuttosto, parliamo di pallone. Lo sbaglio di Pecchia è stato, ancor più che non far partire titolare Pazzini, rimpiazzarlo con Bessa, tolto dalla naturale posizione di mezz’ala. Bessa deve essere il fulcro del gioco del Verona. Gettato là davanti, a inseguire traiettorie aeree impossibili, non serve a nulla.

Detto questo, togliamo gli occhi dal dito e guardiamo la luna. Ossia: perché Pecchia ha preso certe decisioni? Metti in panchina il Pazzo e lo sostituisci con un talentuoso centrocampista adattato a compiti per lui indecifrabili: un pastrocchio. La luna da scrutare è un mercato che deve dare delle risposte al Verona e al suo allenatore (che non ha mancato di sollecitarne spesso, con il suo ripetuto “Siamo corti in attacco”) e farlo alla svelta. Sadiq è perso, Cutrone quasi, visto che salvo sorprese resterà al Milan, e comunque su di lui era già in vantaggio il Crotone. Kishna, che sembrava dovesse rientrare nel “pacchetto Caceres” con la Lazio, è vicinissimo al Torino.

Tocca a Filippo Fusco trovare le soluzioni al rebus. Ma, più che al direttore sportivo, le domande vanno rivolte alla proprietà. Occorrono investimenti. Al tavolo verde della Serie A non sono ammessi giocatori che non facciano delle puntate accettabili. Maurizio Setti, adesso, ha la necessità di intervenire per allungare nella qualità e nella quantità la rosa dell’Hellas, ad ora incompleta.

Per fortuna manca ancora qualche giorno al momento in cui il croupier pronuncerà il fatidico “Rien ne va plus”.

 

 

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  1. HV83 - 1 mese fa

    lamia, il tuo ragionamento è condivisibile e ben argomentato ma se è vero che un buon DS deve saper scovare talenti a basso costo e un buon allenatore deve farli rendere al meglio è altrettanto vero che un presidente che aspira ad una serie A duratura deve in qualche modo aprire il portafoglio, basarsi solo su paracaduti elargiti dalla lega o su diritti televisivi senza rischiare nulla di proprio è una cosa che posso fare anch’io. Non conosco i motivi ma è da almeno due anni che Setti(o Volpi?) ha chiuso i cordoni della borsa e se non vogliamo fare la fine del Pescara sarebbe bene che inizi a riaprirli…

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  2. lamiapalestr_910 - 1 mese fa

    Sottoscrivo (quasi) tutto. La proprietà ha i mezzi che ha. Non gliene si può fare una colpa. Non si può “accusare” una persona o una società di essere “povera”. Anzi. E’ già tanto che investa quel “poco” che ha nel Verona visto che al momento le alternative non sembrano essere molte e che comunque nel complesso di questi ultimi anni (se si fa eccezione della retrocessione di due anni fa) i risultati portati a casa sono stati tutt’altro che deprecabili. Ma questa è un altro discorso e lo tiro in ballo solo come premessa per dire che in questo momento l’onere principale a mio avviso è sulle spalle di Fusco e Pecchia. Sta a loro (alla loro presunta competenza, creatività, pragmatismo ecc.) la capacità di dimostrarsi non solo un “buon” direttore sportivo e allenatore ma un direttore sportivo e allenatore “DA SERIE A”. Di Francesco, tanto per prendere un esempio a caso, non è arrivato alla Roma e alla credibilità di cui gode oggi allenando Cristiano Ronaldo. La fiducia e la stima se l’è conquistata sul campo prendendo anni fa un gruppo di giovanotti sconosciuti, in serie B, giocando sempre su campo “neutro” e praticamente senza pubblico (altro che i 12 mila abbonati dell’Hellas) e nonostante questo riuscendo a valorizzare sia i singoli (da Zaza che prima era il centravanti dell’Ascoli a Defrel che prima era il centravanti del Cesena) che il gruppo, senza rinunciare ai risultati e al bel gioco. Ma gli esempi potrebbero essere molti altri. I nostri cugini del Chievo piaccia o non piaccia rappresentano un esempio emblematico da questo punto di vista. Cioè di come con la competenza e la lungimiranza si possano ottenere risultati al di là dei propri mezzi materiali. E anche noi in fondo ne siamo un esempio. Guardiamoci in casa. Quali sono stati al momento gli acquisti estivi di Fusco che ci convincono di più? Che valutiamo tutti come buone operazioni? Credo di poter dire senza essere smentito: Bessa l’anno scorso e Verde quest’anno. Benissimo. Entrambi sono arrivati praticamente gratis (e comunque con possibilità di plusvalenza grazie a riscatti e controriscatti vari). Fantastico. A dimostrazione che anche senza budget straordinari il mercato si può fare. Certo occorre la competenza per riuscire a trovare giocatori così con regolarità e non occasionalmente. D’altra parte per fare il direttore sportivo che spende 8 milioni di euro per prendere un Sadiq lo potrei fare anche io! Di giocatori bravi e abbordabili economicamente è piena l’Italia e il mondo. Basta saperli vedere. Nel calcio di oggi girano milioni di milioni ma la morale qual è? Che alla fine nessuno (neppure il Milan) si era accorta fino all’altro ieri di avere un certo Cutrone nella propria Primavera. Lo stesso Fusco che ha avuto il tempismo di prendere Verde avrebbe dovuto avere la conoscenza e la prontezza di prenotare quel Cutrone un anno fa quando nessuno lo calcolava e non adesso che lo vuole pure il Real Madrid. Oggi per esempio dovrebbe fare altrettanto con il giovane attaccante Tuminello della Roma. Invece tutti se ne accorgeranno solo quando per caso farà magari il primo gol in serie A e immediatamente diventerà inarrivabile perché il suo prezzo lieviterà di 100 volte. Se volete altri 20 nomi ve li faccio volentieri e tra due anni andiamo a vedere quale sarà il loro valore. A Pecchia poi l’onere di valorizzare il materiale a disposizione. Sarò prevenuto ma credo che se fossero passati nel Sassuolo o nell’Atalanta gente come Valoti, Ganz, Cappelluzzo, Fares, Zaccagni ecc. sarebbero oggi già molto più avanti nel proprio processo di crescita e nella loro valutazione economica di mercato. Quelli che ho elencato sono tutti giovani di buona qualità. Non è possibile che nell’anno in cui vinci il campionato di Serie B (quindi in cui le cose “funzionano” e l’attenzione generale è su di te … più o meno come avvenne al pescara di Insigne, Immobile, Verratti ecc.)) tu non riesca a valorizzarne nemmeno uno in modo da poterlo poi mettere sul mercato e poter iniziare a muovere le tue pedine. Non sto dicendo che Zaccagni valga Verratti o Cappelluzzo valga Immobile. Sto dicendo che quando il Pescara e Zeman ebbero la capacità di scovare in B i propri gioielli e poi immediatamente valorizzarli lo fecero anche senza bisogno di avere uno sceicco alla guida della società.

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