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L'invitato speciale

tim2
04/04/2014 09:38

TIM PARKS: "ECCO PERCHE' COL CHIEVO E' UN VERO DERBY"

Lo scrittore inglese: "Il Verona è una comunità. E ora non ha più paura del proprio destino"

A giugno Bompiani ristamperà il suo libro-cult, "Questa pazza fede".

Tim Parks, scrittore inglese, nato a Manchester, trasferitosi a Verona nei primi anni '80, ora vive, per lavoro, a Milano. Ma è sempre un gialloblù per sentimenti e passione.


In vista della partita con il Chievo, il Corriere di Verona l'ha intervistato.

Queste le sue parole.

"Mi ricordo tutte le nostre trasferte del campionato 2000-2001 (quello a cui ha dedicato il suo libro sul Verona, ndr, e in cui il Chievo fu promosso in Serie A, ndr). In ogni stadio in cui andavamo facevano vedere i risultati della B, che in quel periodo giocava lo stesso giorno. Il Chievo vinceva mentre noi perdevamo e si percepiva la minaccia di un’altra squadra veronese che avrebbe potuto superare l’Hellas, magari condannandolo a chissà quale destino”.

L’epilogo qual è stato, secondo lei?
“Dopo tutti gli anni che il Verona ha trascorso nei bassifondi del calcio italiano, con il passaggio in C, si capisce la forza della comunità intorno al club. Ma allora il timore era reale”.

Il raffronto tra Hellas e Chievo di che tipo è, dunque?
“L’Hellas ha un pubblico tutto particolare. Si rifà a un tempo in cui si costruiva una comunità e un’identità cittadina intorno al calcio. Un tempo disgregato dall’irruzione massiccia della televisione: i soldi venivano dal pubblico ed era più forte il legame tra tifoso e squadra”.

Questo non vale per il Chievo?
“È vero che anche il Chievo è un club vecchio ma la sua ascesa in tempi recenti alla serie A è strettamente legata a una situazione in cui il legame pubblico/investimenti è venuto meno”.

La stragrande maggioranza dei tifosi del Verona sostiene che quello con il Chievo non debba neppure essere etichettato come derby…
“Non vogliono accettare questa “novità”: una rivale senza una tifoseria storica in città. In parte è anche un tipico gioco da tifoso, un modo per provocare.  Ma che lo accettino o meno, desiderano fortemente vincere questa gara in particolare”.

Pensa che ci sia un’affinità tra Verona e Chievo?
“Hanno in comune l’humus veronese. E dentro quel mondo sono in contrasto. Chievo buono, Hellas cattivo. Il manicheismo è di casa a Verona. Più il Chievo e bravo, piccolo, moderno, efficiente, più l’Hellas è grezzo, incasinato, legato al passato. Visioni retoriche. E tifo per la seconda”.

A Verona è montata la polemica per il caro-biglietti, con i prezzi fissati dal Chievo…
“Questo è il business model del club. È la logica del marketing: una partita che desta più interesse costa di più. In Inghilterra quasi ogni partita ha un prezzo diverso a seconda dell’interesse”.

Molti tifosi del Verona, per protesta, non entreranno al Bentegodi. Come valuta questo tipo di posizioni?
“Non giudico. È un loro diritto. In generale mi piace quando i tifosi ricordano ai vari presidenti, associazioni e club che il calcio esiste per il tifoso, e non viceversa. Avessi potuto, io ci sarei stato”.

Chi vince domani?
“Faccio le corna…”.

MATTEO FONTANA
 

VERONA-FIORENTINA 3-5