La stracittadina parte già adesso. Ma ricordiamoci il passato...

 

Luca Campedelli, nei giorni scorsi, ha dichiarato che nulla gliene frega del derby con il Verona. Anche il Chievo, di cui è storico presidente e patron, dovesse perdere entrambe le stracittadine, per lui non sarebbe un problema, purché poi arrivi la salvezza per la sua squadra.

 

Punto di vista razionale, questo. Tanti tifosi non hanno gradito le parole di Campedelli, ma la passione non deve soverchiare l’obiettività del caso. L’ultima sfida con il Chievo fu nel 2002, una sconfitta per 2-1, Mutu e doppietta di Cossato (Federico) a determinare il risultato. Il Verona, in quel periodo, e per tutto quel campionato, visse nella smania della rincorsa al Chievo, al tempo salito ai vertici della cronaca sportiva e non solo a livello nazionale. Era un Hellas che, per un girone, insegnò calcio. Alberto Malesani disegnò un gruppo tecnico, in cui al possesso palla si abbinava una capacità strabiliante di trovare la profondità, con un centravanti come Frick che seppe stupire.

 

Il primo derby in A, quello vinto per 3-2 dal Verona, rimane memorabile per le emozioni che lo contraddistinsero. Compresa la sfrenata esultanza di Malesani sotto la Curva Sud. Tutta Italia aspettava quella partita. Le simpatie dei teorici “neutrali” erano orientate più verso il Chievo, neopromosso, con il corredo di quella cavalcata del club di quartiere dai dilettanti alle vette del calcio italiano a cui è sempre stato associato il sostantivo di “Favola”.

 

L’Hellas, in quel meccanismo, si stritolò. Anche per quello, certo. Oddo, uno dei giocatori più discussi, nel crollo che dopo portò al tonfo del Verona in B, di recente ha affermato che spesso la squadra non si accontentò del pareggio perché non si doveva perdere contatto dal Chievo.  L’intero ambiente, in effetti, era pervaso da un dualismo celato sotto le (mentite) spoglie della diffidenza. O con il classico slogan “Il derby è solo con il Vicenza”.

 

In undici anni il Chievo è rimasto sempre in Serie A, eccezion fatta per una retrocessione subito ripianata da una promozione in carrozza. L’Hellas è finito ai limiti della periferia più estrema del pallone, prima di riemergere grazie, e questo è un fatto innegabile, anche al “credo” stoico della propria tifoseria.

 

E allora, scusatemi se dico che non deve diventare, questo campionato, un’altra corsa parallela con il Chievo. Campedelli l’ha tagliata giù di netto, la questione, ma mica ha detto un’eresia, altroché. Per questo, scherzosamente, gli cedo volentieri tutti e due i derby. La A ce la vogliamo tenere stretta, non trovate? E dal passato c’è sempre da imparare.

 

MATTEO FONTANA

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