"Can't stop, won't stop": il difensore, tormentato dagli infortuni, è tornato titolare contro la Fiorentina
Salvatore Bocchetti è uno dei nuovi volti del Verona di questa stagione. Tra tutti gli acquisti "di spessore", probabilmente ad oggi è quello che si è visto meno.
Il difensore gialloblù è stato infatti fortemente condizionato dagli infortuni in questo grande avvio di stagione dell'Hellas. Secondo le previsioni iniziali, doveva essere lui uno dei titolari indiscussi dello scacchiere di Juric, l'uomo più esperto della retroguardia a 3 adottata dal tecnico croato. Tuttavia, i guai muscolari del trentaduenne napoletano lo hanno più volte tormentato, lasciandogli poca tregua fino a questo momento.
Al suo arrivo i tifosi si aspettavano tanto da lui. Un passato in Italia tra Genoa e Milan, 71 presenze in Serie A. Ma soprattutto una lunga esperienza in Russia, prima al Rubin Kazan e poi allo Spartak Mosca, squadra nella quale ha concluso la sua ultima avventura estera, accordandosi da svincolato con il club di Setti. Più di 350 presenze totali tra campionati e coppe, un curriculum da veterano. Questo è quello che probabilmente ha colpito di più il ds D'Amico, convinto nel riportare lo "zar italiano" nel Paese nativo.
Dopo essere sceso in campo da subentrante nelle sfide di campionato di Bologna e Lecce, una lesione al polpaccio lo costringe a rimanere ai box per più di due settimane, tornando a disposizione solamente dopo quattro gare. Non ancora al meglio, il difensore resta in panchina sia contro la Samp che contro il Napoli. Un nuovo stop, questa volta per un problema al bicipite femorale, prolunga ulteriormente l'indisponibilità del giocatore. Rimasto out per altre tre giornate, torna tra i convocati per la trasferta con l'Inter.
Dopo aver giocato tutta l'amichevole di Villafranca con l'NK Tabor Sezana, Bocchetti pubblica uno scatto su Instagram: "Felice di essere tornato in campo". Gli 81 minuti contro la Fiorentina rappresentano un bel segnale di ripresa. Altra foto: "Can't stop, won't stop!", scrive il neo papà, che adesso non può e non vuole fermarsi.
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