Suggestione tattica o ipotesi concreta? Con il Cesena un'opzione da valutare
Cercavo il Verona sotto l’albero. Da un po’ lo avevo smarrito. Intendiamoci: averlo ritrovato è un sollievo, più che un piacere. Eh già perché quando sabato pomeriggio, Kevin Lasagna (il cognome da spaghettaro di Little Italy non tradisca, è invece un fior di attaccante oltre che fine contropiedista) ci ha castigiati con la complicità di un’uscita a dir poco avventata di Nicolas ho sudato freddo. “Ma come - mi sono detto - temevamo tanto le ripartenze del Carpi e abbiamo preso puntualmente gol facendoci infinocchiare proprio su repentino capovolgimento di fronte. Qui non ci siamo proprio”. Per qualche lunghissimo minuto, ho temuto il peggio nel vedere la squadra, colpita a freddo, balbettare sillabe confuse e incapace di esprimere un ragionamento.
Poi con il quindicesimo gol di Pazzini, arrivato a compimento di un’azione da manuale tutta ad un tocco, ho ripreso coraggio. Nel secondo tempo ho visto un bel Verona, di nuovo consapevole della propria forza, ma allo stesso tempo attento a non esporre il fianco alle stilettate degli uomini di Castori. La squadra ha preso in mano la partita, guadagnato campo e messo il Carpi all’angolo. Romulo, tornato in spolvero dopo qualche esibizione appannata, ha avuto due colossali opportunità. Ne avesse sfruttata almeno una, avremmo impacchettato l’intera posta. Non avrebbe fatto una grinza, perchè ai punti il verdetto avrebbe detto bene all’Hellas. Il pari, seppur strettino, sta comunque bene. Poco importa se il Frosinone è ora a braccetto. Quel che più contava era la prestazione, e c’è stata.
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