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Verona, che festa a Venezia! E ora rialza il muro

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L'impresa di domenica al Penzo è esaltante, ora serve non sbagliare dietro

Lorenzo Fabiano

Zuppe di gol, rimonte e ribaltoni. Sono le partite dei sogni, botte di adrenalina, vaccini contro la noia che per il tifoso sanno di ricostituente. È successo di tutto, e questo basterebbe per chiuderla qua. Tre quarti d’ora di acqua alta a Venezia, poi il Verona ha alzato il suo Mose (Magnani al centro della difesa ha saturato il colabrodo) e con la premiata ditta Caprari-Simeone el gha sugà el canal come recitava uno spot di qualche anno fa. La partita perfetta, quindi. Almeno nei sogni. Rimane una questione: giovedì Lazio e Udinese fanno quattro a quattro; tre giorni e il Verona sotto di tre gol a Venezia alla fine del primo tempo, ne insacca quattro nella ripresa e firma un’impresa che ha dell’incredibile, roba da raccontare un giorno ai nipotini davanti al caminetto. Bello, bellissimo, meraviglioso.  Ok, ma cosa siamo diventati in Italia? Ci davano dei catenacciari, e ora le partite sembrano dei flipper e i gol li conti col pallottoliere. Tuttavia, se parliamo di calcio, qualcosa non quadra.

 

Il risultato perfetto è lo zero a zero, non un quattro a quattro. Lo scrisse Gianni Brera dopo il  quattro a tre che ha fatto la storia e l’antologia del pallone, quello dell’Azteca tra Italia e Germania al mondiale del ‘70, el partido del siglo. Le partite ricche di gol sono sì spettacolari, e ci mancherebbe pure, ma altresì sono il più delle volte frutto di imperfezioni, errori, per non dire orrori. E di orrori in laguna domenica se ne son visti parecchi. Da ambo le parti. Un tempo a testa: nei primi 45 minuti il Venezia è stato abile a trarre vantaggio di un Verona che in campo è sceso con la testa chissà dove. Amnesie, frittate, pasticci pacchiani e idee annebbiate hanno spianato la strada ad Aramu e soci. Entravano da tutte le parti, come coltelli nel burro. Sembrava tutto compromesso, ma sarà che è Natale, così il Venezia ha pensato bene di ricambiare tanta generosità.

 

L’autogol dell’1-3, il rigore del 2-3 condito di cartellino rosso, e alla truppa di Zanetti son tremate le gambe fino a franare sotto i colpi del Giamburrasca Simeone. Risultato finale Venezia-Verona tre a quattro: il Verona ha avuto il grande merito di non mollare e crederci, il Venezia deve però recitare un mea culpa grande così per averglielo permesso. Un suicidio perfetto: ha rianimato e rimesso in piedi un Verona uscito dal primo tempo in stato comatoso. Non resta che ringraziare e portarci a casa un’impresa epica. Attenzione però, perché da qui in avanti sulla nostra strada non troveremo altre squadre di una simile pasta frolla. Qualche esamino facciamocelo anche noi. Delle due facce di Venezia, siamo la seconda. La prima era troppo brutta per essere vera, ma l’abbiamo mostrata. E non doveva succedere. Poteva costarci assai cara., ora è tutto bene quel che finisce bene. Viva il Verona, quello vero.

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