Hellas 1903 Mondo Verona Da Canon a Santero, la storia del Verona scritta sul petto della maglia

Da Canon a Santero, la storia del Verona scritta sul petto della maglia

Redazione Hellas1903
Quarant'anni di marchi sulle casacche gialloblù, tra lo scudetto, i saliscendi degli anni Novanta e perfino una stagione a petto nudo.

Il 7 luglio l'Hellas ha svelato la prima maglia per la stagione 2026/27, con Preben Elkjaer a presentarla nel video ufficiale. Una scelta che ai tifosi gialloblù dice tutto. Perché ogni nuova casacca, da queste parti, viene misurata con quella dell'85. E su quella maglia, accanto al giallo e al blu, c'era un nome che oggi profuma di leggenda quanto i gol del danese. Canon.

La multinazionale giapponese arriva sul petto dell'Hellas nella stagione 1981-82, portata da Ferdinando Chiampan, che di Canon era l'importatore per l'Italia prima di diventare patron e poi presidente del club. Sono gli anni delle divise firmate Adidas e della squadra di Osvaldo Bagnoli, quella che il 12 maggio 1985 pareggia a Bergamo e cuce sul petto uno scudetto che resta l'ultimo vinto in Italia da una provinciale. In mezzo c'è pure il giorno in cui nacque il simbolo del Verona, il 18 marzo 1984 al Bentegodi, 2-1 alla Juventus di Platini e i due Mastini con la Scala che debuttano sulle maglie per volontà dello stesso Chiampan.

Dopo Canon toccò a Ricoh, altra azienda giapponese di fotografia, poi dal 1989-90 al Pastificio Rana di Giovanni Rana, compagno di viaggio dei saliscendi tra A e B dei primi anni Novanta. Sul fronte tecnico, intanto, la danese Hummel e la tedesca Uhlsport si alternavano nel dopo Adidas. Nel 1995-96 il patron Alberto Mazzi disegnò un nuovo stemma e lo piazzò al centro delle maglie prodotte da Erreà, mentre sul fronte commerciale cominciava una girandola di nomi destinata a durare un decennio. Con un episodio curioso, la stagione 2007-08, quando per la prima volta dal 1981 la maglia gialloblù scese in campo senza alcuno sponsor. Poi la risalita, Nike dal 2013, Macron e il Gruppo Sinergy dall'estate 2018, fino al presente con 958 Santero, il marchio piemontese di vini arrivato nel 2024, e Joma a vestire la squadra.

È un percorso tipico dei club di provincia, dove lo sponsor non è quasi mai una multinazionale qualunque ma un pezzo di territorio, un imprenditore che alla squadra è legato prima come tifoso che come investitore. Basta guardare a un'altra piazza storica del nostro calcio. Come racconta la storia degli sponsor del Torino, il primo marchio sulla maglia granata, Barbero, è datato 1981, lo stesso anno dell'esordio di Canon a Verona, mentre come fornitori tecnici erano già passati Umbro e Superga negli anni Settanta. Sotto la Mole si sono poi succeduti nomi come Beretta, Indesit e Suzuki, con maglie diventate oggetti di culto, dalla nera del 1999-2000 all'introvabile arancione firmata Kappa del 2017-18. Due piazze storiche con otto scudetti in bacheca in due, due storie di maglie che i collezionisti di vintage si contendono ancora oggi.

C'è poi un capitolo che riguarda tutta la Serie A. Tra la fine degli anni Duemila e il decennio successivo i marchi delle scommesse erano diventati una presenza fissa sulle maglie del calcio italiano ed europeo, dal bwin sul petto del Milan in avanti. Quella stagione si è chiusa con il Decreto-Legge 87 del 2018, il cosiddetto Decreto Dignità, che ha vietato la pubblicità del gioco a pagamento, sponsorizzazioni sportive comprese, con effetto pieno dalla stagione 2019-20. Da allora i club si muovono su formule diverse, partnership di infotainment e accordi di comunicazione, e il dibattito su un possibile ritorno dei vecchi contratti riaffiora a ogni sessione di bilanci.

Il Verona, in tutto questo, resta fedele alla sua vocazione. Vino piemontese oggi, tortellini ieri, macchine fotografiche ai tempi d'oro. La maglia gialloblù è un archivio che si legge come un album di famiglia, e chi ha vissuto il Bentegodi degli anni Ottanta lo sa bene. Si può cambiare fornitore, marchio e perfino stemma. Quello che resta addosso, stagione dopo stagione, è il giallo e il blu.