L'arrivo del feretro di Osvaldo Bagnoli alla Basilica Maggiore di San Zeno
Un unico coro pieno di commozione e di gratitudine. Un evento epocale. San Zeno ha accolto Osvaldo Bagnoli per l'ultimo saluto, in cui si sono mescolate le emozioni infinite che l'allenatore ha saputo regalare negli anni 80' e la gratitudine dei meno grandi, di chi non l'ha visto sul campo ma ne ha respirato, con racconti e immagini, la sua grandiosa epopea e il suo essere Osvaldo.
C'erano tutti, i suoi dello scudetto, quelli prima e quelli dopo, tra i 500 nella basilica e gli almeno 3 mila in piazza. Bandiere, sciarpe, striscioni. L'Hellas Verona di oggi al completo arrivato da Folgaria con il presidente Zanzi, Sogliano e tutta la dirigenza, rappresentati di Como, Rimini, Fano, Cesena, Genoa, Inter: le altre squadre che ha allenato e nelle quali ha lasciato il segno. Il Sindaco Damiano Tommasi e varie altre autorità. Ma soprattutto c'era l'intera città, quella Verona scagliata sul tetto dell'Italia e del mondo del pallone che non dimentica e non dimenticherà mai. Perché quel "Ci sentiremo grandi e per sempre sarà!" del Disco scudetto ha fin dal 1985 fatto ribollire le vene di un orgoglio sconfinato e oggi ci si è reso conto di quanto lo farà ancora, pur nel giorno del dolore più grande.
La famiglia, con la moglie Rosanna e le figlie Francesca e Monica, era "scortata" dagli amici più stretti. Un dolore grande ma composto il loro, in omaggio alla riservatezza e compostezza di Osvaldo nella vita. Fanna, Tricella, Elkjaer, Di Gennaro, Galderisi, Sacchetti, Volpati, Bruni: nella loro commozione c'era anche la "gioia" di ritrovarsi ancora, per essere vicini anche nel dolore, come una famiglia.
La basilica e la piazza si sono bagnate di lacrime, prima degli scroscianti applausi e dei cori dei tifosi. Quell'"Osvaldo Bagnoli!" tante volte cantato, ha riecheggiato in tutta Verona, oggi in lutto e ferma, a rendere omaggio a un suo magnifico e indimenticabile cittadino.
Il maxischermo ha permesso di seguire la cerimonia, presieduta dal Vescovo Domenico Pompili, nella piazza gremita. "Se cercate i ladri sono dall'altra parte", ha usato le parole di Bagnoli Pompili, strappando l'applauso di chiesa e piazza. Il Vescovo ha ricordato la vita schiva ma densa di significati di Bagnoli, dell'amore per la moglie Rosanna e per le figlie, del suo diventare padre, grazie al calcio, anche di un'intera città".
Alla fine brevi interventi, nello stile di Osvaldo voluto dalla famiglia, dei due nipoti, figli di Francesca, ricordandolo come nonno affettuoso e pronto a farsi in quattro per le loro esigenze. "Quando eravamo piccoli e andavamo a trovarlo ci diceva la frase che per noi è diventata cult: "Correte piano!" e spostava i mobili perché non ci facessimo male. Sapevamo che era famoso, specie a Verona, vedevamo che lo fermavano per un autografo o un selfie, con suo grande imbarazzo. Ma oggi capiamo davvero cosa nostro nonno ha rappresentato per questa città, che ringraziamo".
Infine, le parole di Roberto Tricella, il capitano che deve a un certo punto fermarsi per la commozione: "Mister, grazie per averci insegnato il rispetto, l'umiltà e il saper vivere. Sempre a testa bassa facendo ricorso alle sole nostre forze. Sei stato un papà.... Con il cuore pesante ma con lo stesso spirito di allora, perché se anche siamo diventati grandi, saremo sempre i tuoi ragazzi".
L'uscita del feretro, il silenzio con la tromba di Luca. Ali di folla accompagnano il feretro verso l'ultima meta. "Per sempre voleremo in alto", cantato due volte, "Osvaldo-Bagnoli!", "Gialloblù superstar". Il capo dettava tempi e modi dei cori, potenti ma mai fuori luogo, in perfetto stile Bagnoli.
È stato il giorno del lutto più grande di sempre per i colori gialloblù, ma anche quello della consegna all'eternità di un campione, del Campione dello scudetto. Di un uomo schivo e immenso. Semplicemente Osvaldo Bagnoli.
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