2-1 a Torino per i bianconeri. In gol Cacciatore. Rimonta Tevez-Llorente. Il carattere dei gialloblù non basta
Sconfitta onorevole dell’Hellas allo Juventus Stadium. 2-1, alla fine, per i campioni d’Italia, ma l’Hellas non sfigura. Anzi. Forse troppo remissiva in avanti, la truppa di Mandorlini, per carattere e orgoglio si fa comunque valere. La Juve vince grazie ai colpi dei suoi fuoriclasse. Vince con merito, sia chiaro (due legni e un salvataggio sulla linea limitano i danni), ma non è per nulla tranquilla fino al triplice fischio.
La muraglia architettata da Mandorlini tiene bene all’inizio. La ”Maginot” è composta dai tre centrali Gonzalez ( buon debutto), Moras (il migliore) e Bianchetti. I terzini sono Cacciatore e Agostini.
Pirlo è subito arginato da Jorginho e la Juve fatica a trovare spazi. Dietro Moras controlla con ordine. I bianconeri ci provano da fuori ma sparano a salve. E il primo vero brivido è per loro, al 16’, quando Donati lancia al bacio Cacia che stoppa bene ma poi si fa recuperare davanti a Storari. La gara si accende e la Juve prova a fare sul serio. Dal limite Tevez bombarda, Rafael respinge il tiro centrale al 19’. Vidal non imprime forza alla palla di testa da buona posizione. I bianconeri sono imprecisi nei lanci, e a palla a terra trovano il muro gialloblù a controllare con grande concentrazione. Romulo spreca al 28’ non arrivando su un bell’assist di Cacia. Seconda scintilla. Il copione non cambia, la Juve attacca senza Pirlo, oscurato da Jorginho. Poi l’Hellas passa. Minuto 36’ da corner inzucca Moras, ne nasce un assist sul quale è bravissimo Cacciatore a inserirsi sul secondo palo e ad insaccare da un passo. Dura poco, però. Dopo un salvataggio sulla linea di Cacia, Tevez innsesca il turbo e supera Bianchetti a destra. Da posizione defilata l’argentino fa decollare un diagonale sul palo opposto. 1-1. La Juve, punta nell’orgoglio non si ferma, e dopo un contropiede gialloblù nel quale Hallfredsson è anticipato di poco, con Tevez coglie un doppio clamoroso montante palo a palo, poi fa il due sfruttando l’unico errore di Moras che perde il fino a quel momento nullo Llorente che di testa la piazza.
Non ci si può aspettare un Verona all’arrembaggio nella ripresa, troppo alto il rischio di “sbracare”. La Juve cerca il tre, ma l’occasione al 7’ è per i gialloblù. Jorginho riceve da Romulo ma viene anticipato senza complimenti da Bonucci. Il presunto rigore non sembra esserci. I bianconeri vogliono dare spettacolo e fanno i leziosi. Pogba e Tevez rischiano di segnare ma vogliono arrivare in porta con tocchi di fino. Poi Mandorlini prova a metter fuori la testa e fa entrare Gomez per Donati. Poco cambia, e la fortuna è che la Juve è velleitaria in avanti, pur provandoci continuamente. Pogba calibra e coglie la parte alta della traversa dai 20 metri. Al 22’ debutta Iturbe che rileva Agostini. Il talento argentino è nato per offendere, ma non riescono a farlo partire, mentre Cacia non riesce a sfruttare un pallone in area alla mezzora. Marchisio entra al posto di Pirlo. Il campione del mondo esce dopo una gara nella quale Jorginho lo disinnesca completamente. I bianconeri non passano, e la gara rimane aperta. Ma il Verona riesce a fare troppo poco per poter pensare di pareggiarla.
Finisce 2-1. Il bilancio, come si diceva, non è del tutto negativo. Se ha difettato nell’osare qualcosa di più, per grinta e orgoglio il Verona non ha sfigurato. Con questo atteggiamento la salvezza non è certo una chimera.
ANDREA SPIAZZI
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