La grinta e la classe del capitano indicano la strada da seguire per centrare l’impresa
Come non bastasse la situazione del Verona, che si trova nel limbo tra il Paradiso e i rispediti al Purgatorio, situazione che porta con sé un’ampia dose di pessimismo e di critica di una parte dei tifosi, ci si è messo anche il gesto del Pazzo, dopo il super gol al Novara, a scatenare le fantasie complottiste. “Era rivolto a Pecchia, no a Setti, forse al papà del Gnocco”. Ora, smentita l’ipotesi Pecchia (Pazzini guardava più in alto) e pure quella Setti (non era presente allo stadio), resta la tesi più logica. Dalle tribune, attaccate al campo, piovevano improperi da parte dei novaresi dopo il gol del 2-1. Niente di più facile, dunque, che quello “stai calmo, stai zitto” fosse rivolto a qualche urlatore di casa, a cui il Giampaolo nostro ha fatto ingoiare gli insulti .
Ci piace pensare che quel gesto sia anche rivolto alla squadra e a tutto l’ambiente. Il capitano mostra ai suoi, già a testa bassa, come tirar fuori l’orgoglio, come reagire, come restare in vita. Il Pazzo c’è, è grazie a lui che il Verona ancora spera nella promozione diretta, nonostante un calendario meno agevole delle prime due. E soprattutto nonostante quello zoppicare, quell’incapacità di imporsi che nulla ha a che fare con una squadra da primato. L’entusiasmo di Luppi è forse eccessivo (“scommetterei sulla promozione diretta del Verona”), ma non lo voglio interpretare come il canto del cigno o i salti della volpe verso l’uva, bensì come il voler comunicare che la grinta del gruppo ancora c’è, energia che tuttavia andrà moltiplicata nelle sette gare da qui alla fine.
Come per chi ha gioito da casa per il gol del 2-2 mi piace ripensare all’euforia di quei 288 nel momento in cui Pazzini ha fulminato Da Costa. I salti di gioia, la sconfitta evitata, la bandiera salva, il Verona che segna alla fine. Qualche istante di esaltazione, almeno, senza il pensiero rivolto alle prime due posizioni. Prima del “dovevamo” o più benevolo “potevamo” vincere.
Sarà alla forza di un’emozione come quella, unica e irripetibile come per ogni segnatura della squadra del cuore, che si dovranno aggrappare i calciatori per tentare l’impresa della promozione diretta, per andare oltre i propri limiti, per ritrovare le energie che vengono a mancare, per cacciare la paura, per fare qualcosa di grande.
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