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Verona, gli inAdeguati: le pagelle di una disastrosa retrocessione

Andrea Spiazzi
Andrea Spiazzi Direttore 
L’Hellas 2025/2026 sarà ricordato come uno dei peggiori di sempre

Una stagione orribile figlia di una gestione tutta sbagliata. Il Verona è retrocesso in B senza mai aver dato l'impressione di meritare la A. Un disastro a 360 gradi. L'elenco di errori è lunghissimo, questo breve riepilogo vuole evidenziarne i principali.

Zanzi (Presidio) voto 3. Promette, osserva, non interviene dando carta bianca a Sogliano: arriva una delle peggiori retrocessioni della storia gialloblù. Non si sa cosa voglia Presidio, se al fondo vada bene anche la B. Incassa le plusvalenze dalla “Vetrina Verona” mentre la squadra affonda. Dopo 7 anni l’Hellas precipita malamente in cadetteria alla prima stagione della nuova proprietà: è subito record. Parla di un progetto a lungo termine con aria da "Don't worry" senza specificare nulla. Affrontato da un tifoso che gliele canta, non sa rispondere. “Ci saremo”, dice. InAffidabili. Auguri a tutti.

Sogliano voto 3. Le sbaglia tutte: mercato, allenatori, gestione dei calciatori. Cancella quel che resta del gruppo storico. Devastante la protezione di Zanetti fino alla consunzione del gruppo, imbarazzante il mercato di gennaio, patetica la scelta di Sammarco. Truppe cammellate di stampa amica lo sostengono e ne santificano vita, strategie e plusvalenze, di cui evidentemente si bea solo la proprietà, alla faccia delle figuracce in campo e dell’umiliante colata a picco. Risponde con alterigia di mandorliniana memoria a chi lo critica. Continuerà con l’Hellas, sposando dunque il famoso progetto della proprietà, e ha già un obbligo come minimo sindacale: immediata risalita in A.

Zanetti voto 4. Un voto in più perché è meno colpevole di chi lo tiene in panchina fino al suicidio sportivo. Nel precedente campionato i limiti erano stati enormi e lampanti. Non li ha visti solo chi non li ha voluti vedere. Verona come un retriever: primo per intercetti e falli, ma paura e senso di friabilità sparse a manciate su tutti i campi. Ha una squadra più forte dell’anno prima, per sua stessa ammissione, ma la conduce alla deriva. Obbedisce al ds fino a farsi mettere la museruola prima delle partite (mai vista una cosa simile in anni e anni). Gli resta l’amico Bortolo, chissà se è un nickname.

Sammarco voto 4. Se accetta l’incarico vuol dire che si sente all’altezza della situazione. Del resto, gli altri hanno risposto picche e lui costa poco. Non porta niente di più, sobbarcandosi il difficilissimo compito di raccogliere i pezzi della squadra, di dover rifare la preparazione psicofisica e di dover affrontare la retrocessione di fronte a città e tifosi. Travolto dagli eventi inarrestabili. Ad impossibilia nemo tenetur ma qualcun altro, forse, (a saperlo e volerlo prendere), avrebbe potuto fare meglio.

Giocatori voto 3. Lo dicono loro stessi: vengono a Verona per giocare nel campionato italiano e cercare il “salto”. Oppure perché finiti in oblio in altri lidi nonostante buone doti tecniche. Alcuni non sanno nemmeno loro perché ci sono ancora, vedi Sarr, Mosquera o Montipò. Un gruppo sulla carta all’altezza, mai legato a sufficienza, che si è rivelato un’accozzaglia di passaggio. Li vedremo (per fortuna) sparire tutti, o quasi. In tre, in particolare, sono serviti (o serviranno) alla vetrina da incasso: Giovane, Belghali e Bella-Kotchap. Anche i meno peggio sono andati a corrente alternata. È forte il sospetto che una cattiva preparazione ne abbia costretti tanti ai box. Due sono stati coinvolte in gravi e pietose vicende  extra campo. Hanno imparato il “Ciao butei” acchiappa like con la valigia sempre pronta. Una triste, avvilente e perdente strategia del Verona degli ultimi anni. Che ha, scontatissimamente, portato al fallimento sportivo.