L'identità di un club è più forte dei risultati
Nei giorni scorsi sulla pagina Facebook di www.hellas1903.it abbiamo lanciato un sondaggio sulla terza maglia del Verona, presentata prima della partenza della crociera gialloblù da Venezia. I commenti più favorevoli verso la nuova casacca, la prima griffata Nike, erano quantomeno di diffidenza. Tutti gli altri, roba così impietosa che neanche la pagella di Pierino-Alvaro Vitali.
Sul business chiuso con il marchio dello "swoosh" mica c'è da eccepire. Magari si poteva attendere e organizzare la "vernice" in modo diverso. Ad esempio a Verona, ad esempio al momento dell'apertura del nuovo megastore in centro storico, ad esempio nel momento in cui si alzerà il sipario sulle altre casacche per la prossima stagione.
Polemiche vuote? Gli affari devono prevalere? La tifoseria dell'Hellas è troppo provinciale? Tutto si può dire. Il Cardiff City, fresco di promozione in Premiership, ha cambiato persino colori, salutando il bianco e il blu, perché la proprietà malese ha scelto il biancorosso per motivi commerciali legati al mercato asiatico. Così l'appellativo della squadra è pure mutato: da Bluebirds a Red Dragons. Il che è, per un sostenitore, ragione di disgusto. E lo dico a ragion veduta, dato che nel 2008 ero a Wembley quando il Cardiff giocò la semifinale di FA Cup con il Barnsley, e sono rimasto impressionato dall'urlo "Bluebirds! Bluebirds! Bluebirds!" che usciva dai pubs intorno all'Imperial Stadium.
Il Real Madrid ha addirittura tolto la croce dal proprio simbolo per esportare i propri interessi negli Emirati senza confliggere con la tradizione islamica. Spieghiamoci: al confronto di queste situazioni la maglia nera, reperibile in versione standard senza stemmi gialloblù e sponsor al Nike Shop online a 16 euro, non rappresenta un dramma etico-sportivo.
C'è un grande "però", nonostante tutto. Ossia che non ci si deve stupire o scandalizzare se, legittimamente, un popolo appassionato come quello dell'Hellas, con i suoi enormi pregi e altrettanto logici difetti, ha sollevato più di un sopracciglio per la scelta calata dall'alto relativo a quello che, lo si voglia o meno, è un sinonimo di identità. Anzi, la maglia è l'emblema per eccellenza di un club, icona e storia insieme.
Chi in società non dovesse comprenderlo ritornerebbe a convalidare un adagio-slogan-motto che, negli anni '80, ha sempre illustrato, tra folkore e filosofia, il modo di essere gialloblù: "Verona stressata non la capite, le trote nel lago non le rapite". E questo è un concetto che viene prima di qualsiasi risultato o contratto di fornitura. Ma siamo certi che le persone preposte a determinati compiti, dopo un anno negli uffici dell'Hellas, avranno fatto emergere la personalità necessaria per afferrare l'idea. Perché mai dovremmo ipotizzare il contrario?
Infine, dato che ci piace dire sempre la nostra e prendere posizione senza mai tacere (che fastidiosi che siamo, no?), ecco quanto ci viene da dichiarare sulla "third total black", com'è stata denominata, ricorrendo ad inglesismi d'ordinanza. Ossia, che il nero, che non è neanche un colore, quindi ci pare ingiudicabile, snellisce. O, sforando nel dialetto, che rende di più, smagra. Chissà che non sia un vantaggio...
MATTEO FONTANA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Continua la lettura

"Mandemolo in B, no xè mia pronto ancora". Cissè incanta il Milan, venduto dal Verona per 8 milioni
Il talentissimo cresciuto nelle giovanili dell'Hellas, ha finalmente sfondato. Ci voleva poco per capirlo

Verona, è subito allarme. Errori e mercato, questo Hellas non è da A
Con l'Ascoli i gialloblù commettono errori gravi e vengono puniti. Squadra distante dalle ambizioni

Pagelle, che errore Kastanos. Oyegoke crolla, Livramento spreca
Mulattieri segna e sbaglia. Dawidowicz c'è già, Edmundsson cede. Talento Le Borgne

Baroni: "Partita buttata via. Siamo stati superficiali, ma ho visto una crescita"
L'allenatore del Verona: "Della prestazione sono anche contento, un passo avanti rispetto all’Entella, ma questo è un campionato in cui non puoi passeggiare"