Per la certezza della Serie B, Si tratta di aspettare la matematica, la sentenza dei numeri che presto, escludendo inimmaginabili (e, ci mancherebbe, auspicatissimi) miracoli, certificheranno la retrocessione del Verona.
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Verona, il tempo delle scelte. I tre passi da fare per ripartire
Una caduta che arriva dopo 7 anni in A, i primi chiusi con grandi risultati, e poi seguiti da sofferenze, imprese quasi irreali, da salvezze più vicine all'epica che alla storia. Nel frattempo, è cambiata la proprietà, da gennaio del 2025 a governare l'Hellas è Presidio Investors, dopo la cessione ultimata da Maurizio Setti.
Inizia già ora il tempo delle scelte. Perché la B è una giungla, una savana, un foresta pluviale, una terra lontana spazzata dai monsoni. Il Verona avrà il compito, l'obiettivo di competere per l'immediata promozione. Facile dirlo, molto più complicato farlo, già. Retrocedere porta con sé costi elevati, perdite secche di ricavi. L'importo dato dai diritti televisivi crolla. E di qui si comincia a ragionare per l'Hellas del futuro prossimo, andando oltre il "paracadute" di 25 milioni che protegge i conti, ma, attenzione, non garantisce in alcun modo la capienza degli investimenti.
Tre sono i passi da fare per ripartire, le scelte che Presidio, se vuole dimostrare di avere un'idea adeguata per una sfida complicata qual è la B, ha la necessità di fare.
Il primo, la questione che riguarda Sean Sogliano. La chiarezza in merito è attesa dopo Pasqua, a seguire il summit che ci sarà tra i vertici societari e il direttore sportivo. Sogliano ha un contratto fino al 30 giugno 2027 (ma questi accordi valgono per la forma, non nella sostanza), a Verona ha fatto la storia, in questa stagione ha, come tutti, responsabilità per quello che non è andato. La fiducia di Presidio nei suoi confronti è immutata. Occhio, però, a una decisione che dipende, ovviamente, dallo stesso Sogliano. La voglia di riscatto, di riportare l'Hellas in A, il legame con l'ambiente, la piazza: questi spinge per proseguire insieme. Ma Sogliano può, com'è naturale, avvertire diverse motivazioni, quelle di lanciarsi in una nuova esperienza, di ricominciare altrove. Fondamentale sarà che ci sia trasparenza da ambo le parti a breve, che non ci siano indugi. Andare avanti per abitudine, per stare in comfort zone, sarebbe un errore. Come lo sarebbe lasciarsi senza averci pensato non una, non dieci, non cento, ma almeno mille volte.
Il secondo, che si allaccia al primo: l'allenatore. L'uomo che determinata l'identità, la credibilità, il senso di una squadra. Nel bene, quando riesce a trasmettere tutto questo. Nel male, se invece non ce la fa, o non a sufficienza, perlomeno. La B è roba per filibustieri dalle lunghe, burrascose navigazioni, da un lato. O, dall'altro, per giovani corsari che sbucano da porti ignoti. Gli ultimi Verona promossi in A hanno avuto alla conduzione Andrea Mandorlini, Fabio Pecchia e Alfredo Aglietti (provvidenzialmente arrivato a sostituire Fabio Grosso, che allora era distante dalla contezza di tecnico di forte valore che è diventato). Indugiare sulla guida in panchina è il peggiore degli sbagli che un club possa commettere. Capire in anticipo chi possa essere quello giusto è il vantaggio da acquisire.
Il terzo, va da sé, è l'allestimento della squadra. L'Hellas sarà rinnovato per due terzi, contratti e prestiti alla mano. Forse anche di più. Sarà una rivoluzione, non è un pranzo di gala, e torniamo alle parole del Grande Timoniere. Gente di categoria, talenti emergenti, intuizioni: l'abbiamo visto, come si vince in B.
Da questa somma avremo le risposte sul Verona che sarà.
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