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La seconda squadra

Virtus Verona, le nozze con i fichi secchi non sempre vanno a buon fine

Redazione Hellas1903
La seconda squadra cittadina vive un momento di grande difficoltà all'ottava stagione di fila tra i professionisti

Otto stagioni consecutive in Serie C, una storia costruita con pazienza, idee e identità. Ma questa volta la Virtus Verona guarda la classifica e fa fatica a riconoscersi. Terzultima, con appena tre vittorie, dieci pareggi e tredici sconfitte: numeri che raccontano di una stagione complicata, forse la più difficile dell’era recente.

La sconfitta di ieri contro l’Union Brescia (3-1) è la terza consecutiva. Un ko che va oltre il risultato. In campo si è vista una distanza tecnica evidente tra le contendenti, una forbice che si è allargata minuto dopo minuto, esasperata da un atteggiamento iniziale troppo remissivo: fragile, balbettante, impacciato. La Virtus è sembrata entrare in partita con il freno a mano tirato, pagando subito dazio e inseguendo senza mai dare l’impressione di poter davvero ribaltare l’inerzia. Il rischio retrocessione, quest’anno, non è più un’ipotesi lontana. È concreto. Tangibile. Mai come ora la permanenza in categoria appare appesa a un filo sottile.

Virtus Verona, assenze pesanti e scommesse perse

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A pesare come un macigno è l’assenza di De Marchi, fuori per gran parte della stagione. Non uno qualunque, ma quello che Gigi Fresco ha definito senza esitazioni «il giocatore più forte del campionato». Parole pesanti, che spiegano quanto il suo vuoto abbia inciso negli equilibri tecnici ed emotivi della squadra. Senza il suo faro offensivo, la Virtus ha perso brillantezza, profondità, personalità.

C’è chi parla anche di una mancanza di leadership. Di una squadra che, nei momenti chiave, non trova la voce giusta per reagire. Fresco non entra direttamente nella questione, ma sottolinea come «elementi come Ingrosso e Cernigoi hanno grande esperienza». E soprattutto invita a non dimenticare l’inizio di stagione: sei partite, otto punti. «Quella squadra esiste ancora. Dobbiamo ritrovarla».

Un appello alla memoria, prima ancora che alla classifica. Perché la Virtus, nei suoi anni migliori, ha sempre costruito le salvezze su compattezza e identità, più che su budget e nomi altisonanti. Oggi, però, servono risposte immediate. Servono punti. Servono prestazioni meno timide e più affamate. Perché a Verona gli equilibri calcistici sono delicati. L’Hellas resta il punto di riferimento, ma alle sue spalle il ruolo di “seconda squadra” della città non è più blindato. L’ambizioso Chievo bussa alla porta, deciso a riprendersi uno spazio che considera suo. E andando avanti così, il rischio non è soltanto una retrocessione sportiva. È perdere terreno anche nella gerarchia cittadina. La Virtus è chiamata a reagire. Subito. Prima che il campanello d’allarme diventi una sirena.