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Quando la Coppa d’Africa si gioca in inverno, il suo impatto sulla Serie A è sempre un tema dibattutissimo. Le edizioni disputate a stagione in corso - nel 2022, nel 2024 e ora nel 2026 - mostrano come l’AFCON si inserisca nel cuore del calendario europeo, incidendo su rotazioni, continuità e gestione dei momenti chiave della stagione. Per il campionato italiano, storicamente uno dei più rappresentati tra i calciatori africani, la domanda non è se la Coppa d’Africa pesi, ma quanto e in che modo.
Lo studio di Sitiscommesse.comanalizza l’impatto dell’AFCON 2025 (21 dicembre 2025 - 18 gennaio 2026) mettendolo a confronto con le precedenti edizioni invernali. Il metodo è semplice: per ogni club con giocatori convocati sono stati confrontati due segmenti temporali - le ultime quattro partite di Serie A giocate prima dell’inizio del torneo e le gare disputate durante la finestra AFCON già completata alla ventesima giornata di Serie A - osservando punti, punti per partita (PPG) e bilancio reti. Il risultato è una fotografia che smonta il luogo comune della “tassa uguale per tutti”. Nel campione analizzato, il PPG medio complessivo resta sostanzialmente stabile tra pre-AFCON e periodo AFCON. Ma questa apparente neutralità nasconde dinamiche molto diverse: alcune squadre migliorano il rendimento, altre rallentano in modo netto. La differenza non è nel numero dei convocati, ma nel loro peso specifico: minuti giocati, ruolo nel sistema e quota di produzione offensiva concentrata.
L’Hellas Verona affronta la Coppa d’Africa 2025/26 con un’esposizione ridotta, perdendo Belghali (Algeria), giocatore con un ruolo non marginale nell’economia complessiva della squadra – è partito titolare in undici partite su quindici in cui è stato disponibile. Prima dell’inizio dell’AFCON, gli scaligeri avevano raccolto 4 punti nelle 4 partite precedenti (1,0 PPG), un rendimento coerente con una stagione di lotta nella parte bassa della classifica. Durante la finestra AFCON fino alla 20ª giornata, il rendimento resta sostanzialmente invariato: 4 punti in 4 partite (1,0 PPG). I numeri indicano un impatto nullo in termini di punti e media, segnale che l’assenza di Belghali non incide in modo diretto sulla capacità della squadra di fare risultato.
Il quadro cambia se si guarda allo storico. Nell’AFCON 2022, il Verona perse Martin Hongla (Camerun), centrocampista titolare e riferimento per equilibrio e interdizione. In quell’edizione, il club entrò nella finestra AFCON con 5 punti nelle 4 gare precedenti (1,25 PPG), ma chiuse il periodo del torneo con 2 punti in 4 partite (0,50 PPG), uno dei cali più marcati della propria stagione. L’assenza di Hongla coincise con una perdita evidente di solidità e continuità. Una dinamica simile si era già vista nell’AFCON 2017, quando il Verona perse Soualiho Meïté, allora elemento chiave del centrocampo. Anche in quel caso, il PPG durante la finestra AFCON scese sotto l’unità, contribuendo a una fase negativa in classifica. Il confronto tra le stagioni porta a una conclusione netta: l’AFCON non è un fattore automatico per il Verona, ma diventa penalizzante quando colpisce perni di equilibrio del centrocampo. Nel 2025/26, con un coinvolgimento limitato, l’impatto è neutro; nelle edizioni precedenti, con assenze più pesanti, il calo di PPG è stato immediato e misurabile. Ancora una volta, sono ruolo e peso dell’assenza, non il numero dei convocati, a determinare l’effetto sui risultati.
L’analisi dei casi di Serie A tra il 2017 e il 2026 conferma che la Coppa d’Africa non agisce come una penalizzazione automatica. I punti e il PPG mostrano come l’impatto dipenda quasi esclusivamente da due fattori: peso reale delle assenze e durata dell’indisponibilità. Dove l’esposizione è limitata o distribuita, l’AFCON risulta neutra; dove colpisce perni centrali o si somma a infortuni prolungati, il rendimento tende a calare.
Casi come Atalanta e Inter rimarcano che una struttura solida può assorbire l’AFCON senza perdere punti. Napoli e Lecce mostrano invece come l’assenza prolungata di elementi chiave, indipendentemente dalla convocazione, abbia un impatto maggiore della competizione stessa. Al contrario, club come Cagliari, Udinese e Torino evidenziano che, quando i convocati non sono determinanti, la Coppa d’Africa smette di essere un fattore. La conclusione è quindi netta: la Coppa d’Africa non è una tassa, ma uno stress test. Non dice chi è più forte in assoluto, ma chi è meglio costruito per reggere gli shock del calendario. Ed è proprio questa capacità di assorbimento, più che il talento dei singoli, a fare la differenza in Serie A.
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