Pierino Fanna ha parlato della scomparsa di Osvaldo Bagnoli, sentito dal "Corriere di Verona". Ha detto l'ex giocatore e bandiera gialloblù, ricordando il suo rapporto con Bagnoli: "Sono arrivato a Verona. Da pochi anni avevo perso mio papà. E per me il Mister lo è diventato. Venivo dalla Juve, attraversavo un periodo difficile come calciatore, […]
Pierino Fanna ha parlato della scomparsa di Osvaldo Bagnoli, sentito dal "Corriere di Verona".
Ha detto l'ex giocatore e bandiera gialloblù, ricordando il suo rapporto con Bagnoli: "Sono arrivato a Verona. Da pochi anni avevo perso mio papà. E per me il Mister lo è diventato. Venivo dalla Juve, attraversavo un periodo difficile come calciatore, come persona . Lo incontrai e ricevetti da lui tutto quello di cui avevo bisogno. I suoi silenzi, le sue parole, poche e sempre chiare. La sua timidezza”.
Prosegue Fanna: “Poi andai all’Inter. Tornai nel 1989. Il calcio stava cambiando, avanzava il potere dei procuratori. Tutto questo non poteva far parte del modo di essere del Mister. Il primo giorno mi disse: “Non so più se sono capace di fare l’allenatore”. Con una squadra tutta nuova, contro ogni pronostico, sfiorammo la salvezza, che sarebbe stato un miracolo, e la gente, i tifosi, ce l’ha nel cuore”.
Dopo il ritiro di entrambi dal calcio, il legame si è fatto ancora più stretto, spiega Fanna: "Abbiamo iniziato a giocare insieme nella formazione degli ex gialloblù. Andavamo in giro per le partitelle benefiche. Passavo a prenderlo in macchina, oppure lo faceva lui, dandoci appuntamento sul Ponte della Vittoria. Il Mister ci teneva che non ci si dimenticasse che, prima di allenare, era stato un bravo calciatore. Un giorno eravamo in Lessinia, pioveva forte. Il campo era fangoso, era difficile starci. Il Mister inseguiva il pallone, andava in scivolata, si buttava nelle pozzanghere. Amava il calcio, amava giocarci. Era felice"
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