hellas1903 news Sammarco ha un Verona a pezzi. Cosa può fare il nuovo allenatore

gazzanet

Sammarco ha un Verona a pezzi. Cosa può fare il nuovo allenatore

Sammarco ha un Verona a pezzi. Cosa può fare il nuovo allenatore - immagine 1
Calo fisico, rosa non rafforzata e la paura che attanaglia la squadra, troppe cose non vanno. Da dove provare a ripartire?
Andrea Spiazzi
Andrea Spiazzi Direttore 

Mettere da parte per un attimo la mancata vittoria col Pisa non è facile, perché i 3 punti erano vitali, ma è un esercizio da fare per cercare di capire come è partito e in che modo può tentare di risalire la china il nuovo allenatore del Verona.

Scelto in extrema ratio, dopo il no di D’Aversa e di altri, l’ex allenatore della Primavera non ha alcun timore dell’incarico, si mostra sicuro pur non nascondendo nelle sue dosate ma nette parole, i problemi, grandi, da affrontare. Ecco i principali, che nascono evidentemente da un’improvvida gestione della stagione e dalla totale mancanza di tempismo del club nel tentare di porre rimedio molto prima alla falle evidenti anzitutto nella sua direzione tecnica.

  • L’Hellas regge un tempo. La batosta di Cagliari ha fatto saltare per aria tutto. Nel primo tempo col Pisa i gialloblù, cosa mai accaduta prima, hanno il 70 per cento di possesso palla e un palo centrato. Poco, ma qualcosa di diverso si vede, pur nell’impreparazione totale nel “gestire” la gara, attitudine mai trasferita da Zanetti nell’ultimo anno e mezzo.
  • Nella ripresa, però, muscoli e testa crollano. L’allenatore comasco mette il dito nella piaga: “Siamo calati, ci lavoreremo e indagheremo”. Se davvero la preparazione atletica è da rifare, sarebbe un altro danno della precedente gestione da mettere in elenco, ma quel che più conta è che diverrebbe pressoché impossibile rimettere in breve tempo benzina nelle gambe, tempus fugit.

  • Il terrore. È sempre la testa a comandare, si dice. Il Verona è stato abituato al primo non prenderle, ad un gioco passivo di aggressione al portatore, seconde palle e contropiede. Al punticino pur di non sfigurare. Asticella al ribasso, mentalità piccola e tremebonda. Cambiarla sarà la cosa più difficile per Sammarco. Il crollo del secondo tempo deriva da lì più che dall’H2O.
  • Rosa. Il nuovo allenatore dovrà fare con quel che ha, ed è rimasto poco. Se si guarda ai nuovi non c’è da stare allegri. Se Bowie, il ragazzone scozzese da 6 milioni, è questo, largo a Vermesan. C’era bisogno di gente dall’impatto immediato: Lirola e Lovric timbrano il cartellino a stento, Isaac sembra un altro caso Cruz, Edmundsson ha un’aria simpaticissima e grinta, ma i piedi paiono di compensato. Ah, Giovane non c’è più, tre gare senza di lui sono ampiamente bastate per mostrare quanto nullo sia l’indice di pericolosità del Verona senza il brasiliano. Ieri 0 (zero) tiri in porta, col solo Orban ancora a predicare nel Sahara. Tra poco, anche il fumantino e talentuoso attaccante potrebbe, a mo’ di Nunez, mandare tutti a quel paese. Buone notizie: Bella Kotchap e Belghali rientreranno, con quest’ultimo (ma anche il primo) pronto a fine anno a salutare la vetrina da business che è tristemente diventato il Verona. Nel frattempo si spera possano riportare qualità e carattere in campo.
  •          Capitolo Montipò. La sua bocciatura è apparsa come l’accensione della miccia nella polveriera già pronta al botto. Con tutti i suoi limiti, in assenza di nuovi ingressi dal mercato, è giusto che sia lui tra i pali, nel bene e nel male. Un messaggio di Sammarco alla squadra prima che a lui.

  • Sperare nelle disgrazie altrui. Brutto da dire ma è la realtà alla quale si aggrappa l’Hellas e che è stata decisiva negli ultimi tre anni, sia con Setti sia con Presidio. A maggior ragione ora, ultimi e non padroni del proprio destino. Si dice che la Fiorentina non è da contare. Può essere, ma dovrà fare le sue per salvarsi perché l’altalena è sempre in agguato. Il Lecce sembra un’altra da mission impossible. Poi, le variabili meno considerate. Ad oggi anche squadre un po’ più in alto come Parma e Cremonese, involutesi nell’ultimo periodo, restano a rischio retrocessione, forse un po’ meno il Genoa.
  • Tutto ciò nulla conterà, ovviamente, se l’Hellas non virerà di brutto iniziando a vincere prestissimo, ipotesi che al momento sembra un miraggio. Dalle ceneri in cui il Verona è stato condotto pare lontano ancora a vedersi un segno di rinascita. Ma, per estrarre una seconda citazione del maestro Puliero: chi crede nei miracoli può ancora sperare (avete riconosciuto la prima?).