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Mettere da parte per un attimo la mancata vittoria col Pisa non è facile, perché i 3 punti erano vitali, ma è un esercizio da fare per cercare di capire come è partito e in che modo può tentare di risalire la china il nuovo allenatore del Verona.
Scelto in extrema ratio, dopo il no di D’Aversa e di altri, l’ex allenatore della Primavera non ha alcun timore dell’incarico, si mostra sicuro pur non nascondendo nelle sue dosate ma nette parole, i problemi, grandi, da affrontare. Ecco i principali, che nascono evidentemente da un’improvvida gestione della stagione e dalla totale mancanza di tempismo del club nel tentare di porre rimedio molto prima alla falle evidenti anzitutto nella sua direzione tecnica.
Nella ripresa, però, muscoli e testa crollano. L’allenatore comasco mette il dito nella piaga: “Siamo calati, ci lavoreremo e indagheremo”. Se davvero la preparazione atletica è da rifare, sarebbe un altro danno della precedente gestione da mettere in elenco, ma quel che più conta è che diverrebbe pressoché impossibile rimettere in breve tempo benzina nelle gambe, tempus fugit.
Capitolo Montipò. La sua bocciatura è apparsa come l’accensione della miccia nella polveriera già pronta al botto. Con tutti i suoi limiti, in assenza di nuovi ingressi dal mercato, è giusto che sia lui tra i pali, nel bene e nel male. Un messaggio di Sammarco alla squadra prima che a lui.
Tutto ciò nulla conterà, ovviamente, se l’Hellas non virerà di brutto iniziando a vincere prestissimo, ipotesi che al momento sembra un miraggio. Dalle ceneri in cui il Verona è stato condotto pare lontano ancora a vedersi un segno di rinascita. Ma, per estrarre una seconda citazione del maestro Puliero: chi crede nei miracoli può ancora sperare (avete riconosciuto la prima?).
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