Il Verona dopo il lutto tra silenzio e vetrina. In attesa dei nuovi proclami
Una parola di dispiacere, una presa di responsabilità o almeno di coscienza di quanto avvenuto, un’analisi lucida ancora non c’è stata. Il Verona è retrocesso in B da 6 giorni dopo 7 anni di A e le dichiarazioni più sincere le abbiamo sinora sentite non dalla proprietà ma da un calciatore, seppur il capitano, Lorenzo Montipò: “Perdere la categoria è una morte sportiva”.
A Torino ci si aspettava Italo Zanzi davanti ai microfoni a dispiacersi e scusarsi per l’annata disastrosa. Niente, al solito ha parlato il direttore sportivo, che oltre a manifestare il suo disappunto contro il club della Juventus, ha parlato della retrocessione come frutto di “una stagione assurda, episodi negativi, infortuni e sì, anche di “colpe” seppur mitigate dalla buona fede”. Decisamente un po’ pochino. Nel momento del trapasso sportivo il silenzio e l’assenza. Soli senza tutti i grandi responsabili, con allenatore e calciatori che non ci saranno più a parlare assieme a un ds che, pur dotato di grandi poteri, rimane pur sempre un dipendente.
Veniamo a conoscenza che, intanto, Isabella Thun, componente del CdA della società, parla con riviste tedesche del nuovo stadio di Verona. Siamo oltre la lontananza. Il distacco con città e ambiente, imputato anche a Setti che al confronto è Barbarani, ora è talmente ampio da far sembrare il Verona calcio una realtà apolide, virtuale, parte di un mondo distopico. Un episodio di Black Mirror. Conseguenza (non inevitabile), si potrebbe dire, della proprietà straniera, per di più un fondo. Potrebbe anche essere una buona scusa per nascondersi, però, attendendo che le "acqua agitate si plachino". “Batti lei?”
A breve immaginiamo i grandi proclami di riscatto. E ci mancherebbe che non fosse così. Speriamo un po’ più aderenti alla realtà, dato che Zanzi da quando è nell’Hellas ha sempre parlato di migliorare, migliorare e migliorare, di costruire un grande Verona, con risultati tragicamente opposti. Sogliano che resta, di fatto garantisce la bontà degli intenti e dei programmi di Presidio. Dunque, attendiamo.
Impareremo a conoscere meglio questa entità nuova, o forse solo a doverne decifrare i silenzi. Di sicuro, intanto, il lutto per la “morte sportiva” è stato vissuto e forse già elaborato da migliaia di tifosi, che invece la realtà l’hanno toccata con mano e vista con angoscia goccia a goccia, domenica dopo domenica.
Per fortuna nel calcio si può risorgere, vedremo se chi detiene e dirige il Verona sarà all’altezza di un degno riscatto, che altro che non vuol dire se non immediata risalita, perché nel primo anno si è combinato un disastro difficilmente replicabile nemmeno seguendo il Manuale del pieno insuccesso. Nel frattempo vetrina finale con le big per i calciatori che ambiscono a una categoria superiore, esposizione che porterà ulteriori sostanze nelle casse di successo, quelle sì, del club gialloblù.
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