Il difensore: "Questo è un gruppo bellissimo, sono in un grande Club e in una grande città, e molto contento di essere qui"

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Seid Korac nuovo difensore del Verona

Conferenza stampa di presentazione a Folgaria, per Seid Korac, il nuovo difensore lussemburghese del Verona arrivato in prestito dal Venezia. Di seguito le sue dichiarazioni:

Benvenuto a Verona, Seid. Quali sono le tue prime sensazioni da giocatore gialloblù? "Grazie. Sono qui con la squadra: è un gruppo bellissimo, in un grande Club e in una grande città. Sono molto contento di essere qui".

Cosa ti ha convinto ad accettare la proposta dell’Hellas Verona? "L’Hellas Verona è un grande Club, che ha disputato molti campionati di Serie A e ha una storia importante. Mi piace l’idea di diventare parte di questa storia e di vincere partite indossando lo stemma dell’Hellas Verona. Per me significa molto".

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Hai già parlato con mister Baroni. Cosa ti chiede in campo? "Per lui è molto importante vincere e fare tutto al 100%. Anche per me è fondamentale cercare di vincere ogni partitella in allenamento e dare sempre il massimo. Prima di arrivare a Verona non conoscevo nessuno. Sono tutti ragazzi con una grande personalità e sono molto contento di poter giocare insieme a loro".

Lussemburgo, Germania, Danimarca, Cipro, Svezia, Serbia e Italia: cosa ricordi maggiormente di ogni Paese e di ogni campionato in cui hai giocato? "In ogni Paese in cui ho giocato ho vissuto esperienze bellissime. Questo è stato molto importante per me, perché mi ha formato sia come calciatore sia come persona. Potrei raccontare tante cose positive di ogni posto, ma adesso sono in Italia e mi trovo molto bene. Mi piacciono le persone, perché hanno un grande cuore. Mi fanno stare bene e sono molto contento di essere qui".

Una parola per descrivere ogni Paese: Lussemburgo? "Casa mia".

Germania? "La tattica".

Danimarca? "Il freddo".

Cipro? "Un Paese bellissimo".

Svezia? "Ancora più freddo".

Serbia? "Anche quella è casa mia".

Italia? "Un Paese bellissimo".

C’è una partita o un momento particolare della tua carriera che ti ha lasciato qualcosa di importante? "Ricordo il mio primo gol in Danimarca, quando giocavo nell’Esbjerg. Era anche una delle mie prime partite da professionista. Ho segnato il gol del 2-1 al 90’, regalandoci la vittoria. È stato un momento molto importante per me, perché credo che si debba lottare fino alla fine per vincere. Quel gol segnato all’ultimo minuto è qualcosa che non potrò mai dimenticare".

Hai origini balcaniche, sei nato in Lussemburgo e rappresenti la Nazionale lussemburghese. Come vivi il legame con queste diverse culture? "Penso che sia bellissimo. Sono nato e cresciuto in Lussemburgo e ho frequentato lì la scuola. Quando vivi in Lussemburgo impari tre lingue: francese, tedesco e lussemburghese. A casa, invece, abbiamo sempre parlato bosniaco. A 16 anni parlavo quindi già perfettamente quattro lingue. Non so quante persone al mondo possano dire la stessa cosa. Il Lussemburgo è un Paese stupendo. Dai miei genitori, invece, ho ricevuto una determinata mentalità. Mio padre è una persona che vive per lo sport. Quando io e i miei fratelli eravamo piccoli, il sabato, quando non avevamo scuola, ci portava nel bosco a correre e a fare gli sprint. Per noi era una cosa normale. Anche mia madre vuole sempre che io vinca. A questo si aggiunge la mentalità lussemburghese, che porta a essere calmi e a tenere unite le persone. Penso che l’unione di queste due culture rappresenti un equilibrio perfetto".

Quali sono le tue principali qualità da difensore e in cosa pensi di dover migliorare? "Per me la cosa più importante è vincere ogni duello. È anche il mio principale punto di forza: voglio vincere tutti i contrasti sul campo. Penso inoltre di essere un leader. Sono nato così: voglio sempre aiutare i miei compagni e fare tutto il possibile per vincere. Per me la cosa più importante è vincere, vincere e ancora vincere. Vale per gli allenamenti e per ogni partita. Naturalmente posso ancora migliorare sotto molti aspetti, soprattutto dal punto di vista tecnico. So però che, da difensore centrale, devo vincere ogni duello e devo mangiare l’attaccante. So di essere in grado di farlo".

Quali sono le differenze principali tra giocare con una difesa a tre e giocare a quattro? "Non sono differenze enormi. Cambia leggermente il posizionamento del difensore centrale e dei terzini. Quando abbiamo il pallone ci sono alcuni movimenti diversi giocando a quattro, come facciamo qui a Verona. In fase difensiva, invece, i principi sono abbastanza simili".

C’è un difensore al quale ti ispiri o che hai sempre preso come riferimento? "Sì, Nemanja Vidic. È un calciatore che ho seguito per tutta la vita. Da bambino lo guardavo giocare nel Manchester United. Era un difensore che arrivava con la testa dove gli altri non arrivavano con il piede, perché non aveva paura di nessuno. Per lui vincere era la cosa più importante. Guardando le sue partite si vedeva sempre quanto desiderasse la vittoria e come non avesse paura di niente. Questa mentalità è sempre rimasta nella mia testa".

Se potessi invitare a cena una persona, appartenente al mondo dello sport o a qualsiasi altro ambito, chi sceglieresti e perché? "Sceglierei sempre Nemanja Vidic, perché mi ha ispirato molto nel mio modo di giocare. Ancora oggi, quando sono sul pullman prima di una partita, guardo su YouTube i suoi highlights. Osservo come affrontava i duelli e come aiutava la squadra a vincere le partite".

Cosa vorresti che i tifosi dell’Hellas Verona vedessero in te ogni volta che scendi in campo? "Che voglio vincere. Penso che tutti possano vedere quanto io desideri vincere".

Come descriveresti Korac fuori dal campo? "Sono una persona molto tranquilla, onesta e con una grande gioia di vivere".

Quando hai una giornata libera, cosa ti piace fare? "Mi piace bere un caffè e passeggiare. La cosa più importante, però, è stare con la mia famiglia. Quando ho una giornata libera mi piace trascorrere del tempo con i miei genitori e parlare con loro".

Hai un talento o un’abilità che non ha nulla a che fare con il calcio? "Penso di essere bravo a far sorridere e ridere le persone. Credo che anche questo sia un talento".

Tu e Andrias Edmundsson provenite da due delle nazioni più piccole d’Europa: il Lussemburgo e le Isole Faroe. Secondo te, quale delle due è più grande? "Il Lussemburgo!"

Se dovessi scegliere una colonna sonora per questa stagione, quale canzone sceglieresti? "Sceglierei 'Kad pogledam sa bedema', è una canzone che ho sempre cantato insieme a mio padre. È una bellissima canzone della regione dalla quale provengono i miei genitori, quella di Novi Pazar. Per me è davvero speciale".

Di cosa parla? "È una canzone rappresentativa della città, dove tutte le persone hanno un grande cuore. Penso che possa rappresentare anche tutti i tifosi del Verona".

Un saluto per i tifosi? "Ciao ragazzi, ci vediamo al Bentegodi!"

In lussemburghese? "Moien alleguer, mir gesinn eis um Bentegodi!"

In tedesco? "Hallo, wir sehen uns im Bentegodi!"

In inglese? "Hello, see you at the Bentegodi!"

In francese? "Bonjour, on se voit au Bentegodi!"

In bosniaco? "Dobar dan, vidimo se na Bentegodiju!"

Fonte: hellasverona.it

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